Il Tirreno

L’ex Pd Stefanini trasloca e siede tra le opposizioni

di Manolo Morandini
L’ex Pd Stefanini trasloca e siede tra le opposizioni

Cecina, nella seduta consiliare di ieri ufficializzata l’uscita dalla maggioranza Il capogruppo di Per Cecina: «Continuerò ad impegnarmi e a metterci la faccia»

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CECINA. «Non essendo disponibile a stare in paradiso a dispetto dei santi, confermo quello che ho firmato e sottoscritto e continuerò ad impegnarmi e a metterci la faccia». Così il capogruppo di Per Cecina Fabio Stefanini. Tradotto: dopo l’uscita dalle fila del Pd e la costituzione di un gruppo autonomo, nella seduta del consiglio comunale del 21 marzo arriva il cambio di banco. Adesso Stefanini siede gomito a gomito con Pamela Tovani, negli spazi dell’opposizione. E ciò anche se conferma che sosterrà l’azione della giunta per tutto quello che è parte del programma elettorale con cui anche lui è stato eletto.

Nella stessa seduta l’ex consigliere Pd si astiene su tutti i punti della manovra del bilancio di previsione. Ma approva i punti all’ordine del giorno in materia urbanistica, tutti riferiti a operazioni che sono parte del regolamento urbanistico che ha contribuito a stilare. Insomma, Stefanini non si sente a tutti gli effetti parte dell’opposizione nonostante siano già due le mozioni presentate con la doppia firma sua e del capogruppo di Forza Italia, Paolo Barabino. Un passaggio che non sposta gli equilibri. I numeri per Lippi ci sono: all’opposizione sono in 6, più Stefanini, in maggioranza 7 del Pd più Gentili di Ispirazione dem - Riformisti e il presidente del consiglio comunale Valori. Ma conta anche il voto del sindaco.

«Come fondatore del Pd, come ex iscritto, e come elettore non posso che essere d’accordo di far rispettare l’articolo 2 dello Statuto del Pd. E mi auguro che questa coerenza sia mantenuta ogni qualvolta si presentano situazioni simili o assimilabili». Sostiene Stefanini in merito al mancato rinnovo della sua tessera. Nel suo intervento in aula ripercorrela vicenda rispolverando anche alcuni passaggi apparsi sulle cronache dei quotidiani locali.

Che conclude: «Dal 29 di settembre 2015, giorno in cui, in consiglio comunale, ho dato le mie dimissioni dal gruppo del Pd e ho dichiarato di restare in maggioranza, non ho avuto il piacere, in 5 mesi, di essere avvicinato dal sindaco, dal presidente del consiglio, dal capogruppo del Pd, e mai essere invitato a riunioni di maggioranza che comunque ci sono state».

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