Il Tirreno

Un brand internazionale, la proposta di Carli

di Maria Meini
Giamila Carli
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Giamila Carli

L’intervista. La candidata alle primarie replica alle accuse: «Basta polemiche» E lancia l’idea di un marchio con le eccellenze del comune, a partire dai buddisti

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SANTA LUCE. «È sbagliato rifiutare le primarie, vuol dire sottrarsi al confronto e alle regole del partito». Giamila Carli, candidata sindaco alle primarie del Pd di Santa Luce, dice la sua sulla turbolenta campagna elettorale che ha diviso il partito e il piccolo comune. E lo fa con la sua proverbiale passione. «È vero che Santa Luce ha origini medievali, ma non è un feudo e lo scranno di sindaco non è il trono degli Upezzinghi (antichi signori di Santa Luce, ndr) - dice -, le cariche pubbliche sono contendibili e gli incarichi competivivi. Dunque rifiutarsi di competere alle primarie, quando gli iscritti hanno fatto questa richiesta, inascoltati dal partito locale, sanzionato dai vertici provinciali e regionali, vuol dire blindare la candidatura. E questo è un errore e un sintomo di insicurezza. Perché la politica oggi è cambiata, non si può più decidere in un gruppo ristretto, senza confrontarsi coi cittadini».

Perché si è candidata?

«Mi sono candidata perché me l’hanno chiesto in tanti. E perché sono una figlia di questa terra, dove sono nata, dove sono sepolti i miei genitori e dove anch’io vorrò essere sepolta. Una terra che amo visceralmente. Qui c’è la mia storia, e proprio perché ho a cuore le sorti di Santa Luce ho accettato di concorrere alle primarie, anche se è un rischio e anche se qualcuno mi aveva chiesto di fare un passo indietro».

Chi glielo ha chiesto?

«Non voglio fare nomi, ma persone vicine all’ex direttivo Pd e alla giunta in carica. Io però ho fatto due passi avanti, ho deciso di affrontare le primarie in un percorso di trasparenza, rispettando lo statuto del partito perché per me il partito e le istituzioni vengono prima di tutto, non avrei mai corso con una lista civica».

Il partito si è spaccato, l’ex direttivo ha confermato la candidatura Marini e rifiutato le primarie, accusando lei e i suoi sostenitori di aver sovvertito un accordo di coalizione già preso, e la sezione è stata commissariata. Pensava che si sarebbe creata questa situazione?

«Non è stato sovvertito un bel niente. Le primarie erano già state chieste da un gruppo di iscritti, e rifiutate dal direttivo in carica, che si è arroccato sulle sue posizioni, rifiutando il dialogo. È chiaro che poi le persone si difendono. Basta vedere quello che è successo all’assemblea, dove c’era tantissima gente, giovani e anziani, di tutte le frazioni, e ognuno ha detto che era lì perché voleva poter esprimere la propria idea, la propria posizione. Ed è proprio per questo che mi sono candidata, perché voglio essere lo strumento del futuro del mio paese. Penso a un brand “Santa Luce nel mondo”, perché Santa Luce è un piccolo comune ma con grandissime eccellenze: dall’agricoltura al turismo, dalle produzioni di alabastro fino all’istituto buddista di Pomaia».

L’istituto buddista è un altro elemento forte di polemica, perché le nuove 23 tessere contestate dall’ex segreteria sono state raccolte al suo interno.

«È una polemica infondata perché tra i tesserati ci sono anche non buddisti, come è stato chiarito all’assemblea, dove in tanti hanno preso la parola e hanno chiarito che nel partito non c’era dialogo, che le decisioni erano prese da 6, 7 persone che facevano parte anche dell’amministrazione. E poi chiariamo che l’istituo buddista è una realtà importante a Santa Luce, che porta visitatori e turisti, è un volano dell’economica locale proprio per lanciare quel brand che dicevo “Santa Luce nel mondo”, e una realtà con la quale il paese convive in serenità da 40 anni - al Dalai Lama ho dato io la cittadinanza onoraria quando ero sindaco - ed ha quindi tutto il diritto di partecipare alla vita politica senza essere trascinato in illazioni e polemiche».

A proposito di polemiche, i suoi avversari dicono che la sua candidatura ha spaccato il partito.

«La verità è che sette persone non possono decidere per tutti. Quanto alle accuse nei miei confronti, c’è chi dice che dove vado io il Pd viene commissariato. Ci sono due motivi per commissariare un partito: perché un segretario si dimette e non se ne trova un altro, come a Cecina; oppure per violazione delle norme statutarie come a Santa Luce, ma se si sta in un partito bisogna seguirne le regole. E poi, evidentemente, io ho un seguito».

Anche i socialisti l’accusano.

«Mi meraviglio che possano affermare certe cose: dicono che mi candido per fare il nuovo regolamento urbanistico. Ma questa è una cosa che doveva fare la giunta Marini, dove sono anche i socialisti, e in 5 anni non hanno fatto niente. Quindi quello che andrò a fare, se sarò eletta, è quello che si aspettano tutti i cittadini di Santa Luce».

I sostenitori di Santa Luce democratica dicono che il Pd deve dare una spiegazione.

«Il partito ha già dato una spiegazione, chi non accetta le regole è fuori. Si sente dire che faranno una lista civica, dovranno dare loro una spiegazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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