L’avvocato delle donne in Senato
Rosamaria Vadalà chiamata a intervenire su un caso di violenza di genere
ROSIGNANO. Dal suo studio di Rosignano all'aula del Senato di Roma. L'avvocato Rosamaria Vadalà lo scorso 8 marzo è intervenuta nella sala "caduti di Nassirya" per affrontare la tematica della violenza sulle donne.
Ad invitarla, l'associazione nazionale "Non solo Chiara" che si occupa delle donne vittime di violenza, con la quale collabora periodicamente.
«Partendo da un caso concreto che sto seguendo - ha spiegato Vadalà - ho avuto il piacere e l'onore di partecipare all'evento in Senato in occasione della presentazione del disegno di legge per l'istituzione di una commissione parlamentare sulla prevenzione e sul contrasto della violenza contro le donne e la violenza domestica».
«Pur occupandomi prevalentemente di diritto civile - ha aggiunto -, anche e comunque per la particolare attenzione volta nell'ambito civilistico alla materia del diritto di famiglia sono state prospettate situazioni sia di donne vittime di violenza che di atti persecutori di carattere penalistico per i quali, in ragione di una sensibilità femminile particolare al tema, come donna ma anche come mamma, non ho potuto che sentirmi partecipe facendomi carico professionalmente della rappresentanza legale della parte lesa».
E così, nel suo intervento dello scorso 8 marzo nell'aula del Senato di Roma ha esposto un caso, da lei seguito. «Si tratta di una mamma - dice l’avvocato - che vive in provincia di Livorno, vittima di stalking da parte di un uomo che, vedendosi rifiutato, non si è peritato a gettare una bottiglia di acido sulla testa di una collega di lei. Quella collega che, secondo lo stolker, aveva in qualche modo appoggiato il rifiuto della donna della quale si era invaghito».
Un uomo che, precisa il legale, «per decisione dell'Autorità giudiziaria, è stato invece ricoverato presso una casa di cura che dista solo 11 minuti dal luogo in cui lavora la sua vittima».
«Si tratta di una persona - ha concluso l'avvocato Vadalà - la cui pericolosità è certa ed indiscussa. Ogni giorno che passa, per la donna, è un giorno di ulteriore ed ingiusta sofferenza psicologica. Un giorno in più con un carico enorme da sopportare. Per questo, per il fatto che sia stata presa una decisione inaccettabile ed inammissibile in questo caso, è bene che di queste tematiche se ne parli il più possibile».
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