La protesta
«L’ex segretaria Enza Mascia rifiutò le 23 tessere “buddiste”»
SANTA LUCE. «L’istituto Lama Tzong Khapa non c’entra niente con questa bagarre pre-elettorale». È il vicedirettore laico dell’Istituto di Pomaia Patrizio Loprete a rispondere alle accuse lanciate...
SANTA LUCE. «L’istituto Lama Tzong Khapa non c’entra niente con questa bagarre pre-elettorale». È il vicedirettore laico dell’Istituto di Pomaia Patrizio Loprete a rispondere alle accuse lanciate dall’ex direttivo del Pd santalucese, commissariato dal regionale. L’accusa verte intorno a un punto nodale: 23 tessere raccolte in pochi giorni, dentro l’istituto religioso, e presentate alla federazione pisana bypassando la segreteria locale. Un’operazione pianificata a tavolino, secondo l’ex direttivo e gli amministratori comunali di S. Luce, sindaco e vicesindaco in testa. Per “trovare un posto” all’ex assessora cecinese Giamila Carli, candidata a sindaco dal gruppo dei 23. Contro un’amministrazione che ha bloccato il progetto per il nuovo monastero.
Loprete respinge tutte le accuse. «Prima di tutto per quale motivo - dice il vicedirettore dell’istituto - le istanze superiori del partito avrebbero dovuto infrangere le regole? Le tessere sono state presentate regolarmente entro il 31 gennaio, come prevede lo statuto. E le abbiamo presentate alla Federazione perché la segretaria locale non mi ha mai voluto consegnare i moduli per i tesseramenti. Noi infatti avevamo chiesto alla segretaria Enza Mascia, che gravita anche lei nell’istituto, di tesserarci nel maggio 2015, durante la campagna per le regionali, perché volevamo dire la nostra nel partito dove c’erano già dei problemi: le decisioni erano prese da 6-7 persone, in tutto gli iscritti erano 12, gran parte dei quali anche con incarichi consiliari. Nel 2015 ci è stato impedito: strano, perché se riusciamo ad attrarre consensi la segretaria dove essere contenta. Lo stesso è successo a gennaio: quando ci siamo accorti che i giochi erano già stati fatti in segreto, per ricandidare Marini senza alcun dibattito pubblico, abbiamo chiesto di tesserarci, ma la segretaria ci ha ostacolato. Così ho chiesto i moduli in federazione ed abbiamo regolarizzato l’iscrizione. E non ci sono soltanto buddisti, ma anche persone di Pomaia, di Pastina, di Santa Luce che sono critici con questa amministrazione».
Perché la scelta di Carli? «La verità è che cercavamo una persona d’esperienza, che conosca il territoria, e lei risponde a questi requisiti».
Quanto al monastero, Loprete conferma che «l’atteggiamento dell’amministrazione Marini è un elemento di criticità. Il sindaco aveva promesso che avrebbe lavorato al Regolamento urbanistico ma in 5 anni non ha fatto niente, e questo è un problema per tutti i cittadini, non solo per l’Istituto. All’interno del quale sono rappresentate divese simpatie politiche, e le adesioni a un partito sono assolutamente personali. Non c’entrano la religione né i monaci».
Loprete esclude anche che ci siano ripercussioni da questa vicenda. «La presenza dell’istituto è un valore culturale ed economico per Santa Luce e continuerà ad esserlo». (m.m.)
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