Sicurezza
Meningite, servono 2 mesi per essere vaccinati
Nell’intera Bassa Val di Cecina vengono erogate soltanto 350 dosi a settimana. Restano quasi 3.000 persone in attesa
ROSIGNANO. Le liste d'attesa superano i due mesi. Nonostante l'invito alla prevenzione da parte della Regione Toscana, la Usl 6 non riesce a fornire un appuntamento per un vaccino contro la meningite prima di 60 giorni. Di fatto, un cittadino che in queste ore prova a chiamare il servizio telefonico CupTel (al numero 800.223.223) o si rivolge direttamente allo sportello del Cup per vaccinarsi contro il meningococco C non potrà farlo prima della metà di maggio.
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Questo nonostante sia la stessa azienda sanitaria ad affermare che «la vaccinazione, sia in caso di prima dose che di eventuale richiamo, rappresenta la strategia più efficace per proteggere la popolazione, contenere la diffusione e limitare il più possibile la circolazione del batterio». Non solo, se da una parte l'attesa è superiore a due mesi, dall'altra si assiste però a ripetuti inviti da parte delle autorità sanitarie a non frequentare luoghi chiusi ed affollati quali, ad esempio, le discoteche. Inviti che il ministero della Salute, tramite una circolare che ha generato non poche polemiche, ha rivolto anche ai turisti che si recano in Toscana, suggerendo loro la vaccinazione per soggiorni periodici. Una sorta di psicosi generale che ha registrato un'escalation delle richieste di vaccinazione contro il ceppo C (soprattutto nella fascia d'età gratuita compresa tra gli 11 e i 45 anni) in tutta la Bassa Val di Cecina.
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«Sono in programma, nel prossimo mese e mezzo - hanno spiegato - tre giornate per fare in modo di tornare ad una lista d'attesa plausibile. Saranno tre sabato durante i quali chi vorrà vaccinarsi contro il meningococco C non dovrà far altro che presentarsi il giorno stesso nelle nostre sedi locali». «Fino a gennaio - hanno aggiunto - non avevamo molta richiesta. Si era verificato un solo picco in seguito al contagio di uno studente universitario pisano per cui avevamo predisposto delle fasce limitate e soprattutto calibrate in base alla situazione. Certo è che non appena è stata introdotta la gratuità fino a 45 anni la richiesta di appuntamenti è schizzata con lunghe liste d'attesa».
Una situazione alla quale non ha giovato molto nemmeno l'adesione della categoria dei medici di famiglia alla campagna di prevenzione. «Spetta ai singoli medici scegliere se vaccinare o meno i propri assistiti nei loro ambulatori. Un'adesione volontaria e non obbligatoria - hanno concluso - per cui, anche se dovrebbero essere in molti, non abbiamo una lista aggiornata».
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