Sicurezza
Ruderi e case pericolanti sull'Aurelia
Il degrado corre nei due chilometri tra Rosignano e Vada. La protesta di Creatini (Pro Loco): «Vanno demoliti»
ROSIGNANO. Una volta erano poderi che la Solvay disseminò nei pressi della fabbrica, in particolare tra i Polveroni e la vecchia Aurelia in direzione di Vada, per approvvigionarsi dei prodotti che la terra aveva da offrire.
Oggi quel passato agricolo che affiancava l’industria non c’è più. Quello che è rimasto in piedi, però, è un ammasso di mattoni, soffitti e travi crollate su se stesse.
Almeno cinque o sei edifici abbandonati al loro destino e logorati dal passare del tempo. Ma sempre in “piedi” e ben visibili a chiunque si trovi a transitare, turisti in primis, sulla vecchia Aurelia nei pochi chilometri che collegano Rosignano a Vada.
«Quel tratto di strada che vanno dal ponte del fiume Fine fino a Vada non sembra dare accesso ad una frazione turistica ma ad una zona di guerra - dice il presidente della Pro Loco di Vada Roberto Creatini - un tempo queste costruzioni erano efficienti case di campagna e poderi piene di vita. Oggi ruderi fatiscenti ed in totale degrado».
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E Creatini certo non esagera quando parla di «immagine simile a quella delle aree dell’ex Jugoslavia». Delle strutture pericolanti impressiona quella che si affaccia sul parcheggio delle Spiagge bianche.
Porte sigillate, ma con parte delle mura e tutto il tetto crollato completamente, l’ex casa colonica sembra essere stata vittima di un bombardamento.«Tutti sappiamo perché quelle abitazioni non sono più utilizzate - aggiunge il presidente della Pro Loco - la presenza di un’area industriale vicina e ad alto rischio ne ha decretato la morte. La domanda che mi pongo, però, è semplice - continua - perché se non vengono più utilizzate non si procede ad abbatterle per dare un’immagine più decorosa del territorio».
Le brutte “cartoline” disseminate in questi due chilometri proseguono con i vecchi poderi e le strutture ad essi collegati che danno l’impressione di dover crollare da un momento all’altro.
Non solo, avvicinandosi e controllando meglio si può vedere senza troppi problemi come questi edifici siano diventati vere e proprie discariche a cielo aperto.
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«Molti cittadini non capiscono come mai non si intervenga su questa situazione - conclude Creatini - la Solvay non sembra interessata a certa immagine ambientale e gli enti locali forse non hanno la possibilità o la voglia di imporre più rispetto per il territorio e per altre economie importanti.
Fatto sta che la zona non incoraggia chi vi transita per la prima volta a sostare o fermarsi in una località che vuole essere anche accogliente e turisticamente di rilievo. Se queste strutture non sono più utilizzabili, troviamo il modo di abbatterle, togliamo la vista di questi ruderi che ogni anno franano sempre di più e costituiscono forse anche pericolo per chi per caso vi si avvicina».
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