Il Tirreno

Congresso dell’Anpi Luppichini si dimette

di Alessandra Bernardeschi

Il presidente storico della sezione di Rosignano lascia dopo quindici anni «Siamo partiti con 30 iscritti e siamo arrivati a 300, ora è il momento di cambiare»

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ROSIGNANO. È spettato al coro partigiano concludere con "Nostra Patria è il mondo intero" scritta dall'anarchico Pietro Gori il congresso Anpi di Rosignano organizzato in preparazione del sedicesimo congresso nazionale. Un'associazione che solo nel comune di Rosignano conta 300 iscritti. Un congresso durante il quale Giacomo Luppichini, per quindici anni presidente dell'associazione, ha annunciato le sue dimissioni. «Il direttivo è dimissionario spetterà a quello che verrà, dopo il congresso nazionale, individuare il nuovo presidente dell'Anpi di Rosignano - ha spiegato Luppichini - dopo 15 anni è bene passare la mano».

Un'assemblea quella che si è svolta ieri mattina nell'auditorium di piazza del Mercato a Rosignano Solvay, alla quale non ha voluto mancare neanche il sindaco Alessandro Franchi, ritornato a lavoro dopo un'assenza di oltre un mese per motivi di salute. «Sono trascorsi 15 anni da quando nel lontano 2001 - ha detto Luppichini nella sua relazione - aderendo all'invito fattomi dal presidente della sezione Anpi di allora, Pier Luigi Gaiozzi, mi presi l'impegno di guidare la locale sezione che allora contava una trentina di iscritti; tutti iscritti "pesanti", provenienti cioè dall'esperienza diretta della lotta antifascista e della Resistenza, tra i quali non posso dimenticare Don Vellutini membro del direttivo. L'Anpi si chiese quale sarebbe stato il suo destino ossia se l'Associazione dovesse scomparire con l'ultimo resistente o dovesse cercare la via di una sua rifondazione". Una sfida vinta perché «la nostra sezione conta oggi quasi trecento iscritti che fanno parte degli oltre 120.000 tesserati a livello nazionale». Nel suo applaudito discorso Luppichini non ha guardato solo al passato. Parlando di antifascismo ha ricordato i pesanti rigurgiti di «nazifascismo in tutta Europa»; una «Europa - ha detto - ben lontana da come l'avevano immaginata i padri fondatori». Poi l'enorme problema dell'immigrazione. Ha messo in guardia Luppichini dall'«uomo solo al comando, dal disprezzo delle assemblee elettive, dall'assoggettamento della magistratura al potere esecutivo e dall'esaltazione della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e come strumento di conquista». Pur non essendo un partito politico L'Anpi sta sul terreno della politica su almeno tre temi: il lavoro, la Costituzione , la legge elettorale. «Fa pena, lasciatemelo dire - ha detto Luppichini - che l'articolo 18 sia stato cancellato nel cosiddetto Jobs Act. Perché noi lavoratori avevamo capito che quell'articolo tutelava una cosa senza prezzo: la dignità del lavoratore di fronte a un suo possibile licenziamento. Né meno rilevante è la salvaguardia della Costituzione, battaglia nella quale siamo impegnati come Associazione dopo che il Comitato Nazionale alla quasi unanimità ha deciso di impegnare l'Anpi nella battaglia per il "no al referendum istituzionale" sulle riforme votate dal Parlamento». Per questo il presidente dimissionario ha invitato tutti a «soffiare sulle ceneri perché in mondo dominato dalla violenza e dall'odio in cui la guerra è tornata ad essere il regolamento dei rapporti e delle tensioni internazionali, si affermino valori di tolleranza, di fratellanza, di coscienza di appartenere ad un'unica razza, quella umana per usare l'espressione di Albert Einstein».

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