Il Tirreno

Banca Etruria, parlano i risparmiatori beffati

di Alessandro Bientinesi
I manifestanti davanti a Banca Etruria (Foto Falorni/Silvi)
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I manifestanti davanti a Banca Etruria (Foto Falorni/Silvi)

Cecina. Sit-in organizzato dal Movimento 5 Stelle in corso Matteotti: le testimonianze

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CECINA. «Io non sapevo cosa volessero dire quelle due parole: obbligazioni subordinate. Mi sono fidato di Banca Etruria, istituto in cui entravo con la tranquillità con la quale mi siedo nel salotto di casa di mia figlia. Avevo investito i risparmi di una vita per la mia vecchiaia e perché sono cieco e ho e avrò bisogno di assistenza. Voglio essere rimborsato». Giancarlo Ferri è un pensionato di Bibbona che nel crac di Banca Etruria ha perso 120mila euro. Ha lavorato una vita come dirigente di una associazione ortofrutticola che fin dal 1972 aveva stretti rapporti con l'istituto da mesi nell'occhio del ciclone.

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Venerdì 4 marzo Ferri, insieme a tanti altri risparmiatori e cittadini, era di fronte alla sede cecinese della banca per esprimere tutta la propria rabbia nella manifestazione organizzata dal Movimento Cinque Stelle. E ci spiega con chiarezza quali fossero i meccanismi messi in atto dall'istituto per gestire le risorse dei propri correntisti.

«Avevo inizialmente investito circa 90mila euro in titoli di stato - dice ancora il pensionato di Bibbona - poi nell’ottobre del 2013 sono stato nuovamente contattato da alcuni impiegati che mi spiegavano come ci fosse una opportunità, sicura e senza alcun rischio, per aumentare il rendimento. Mi sono fidato e con il senno di poi non avrei dovuto farlo».

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Nel gennaio del 2014, infatti, mentre Giancarlo Ferri è a casa ad assistere il fratello malato (poi deceduto di lì a pochi giorni) viene nuovamente contattato dalla Banca Etruria.

«C’erano delle obbligazioni ordinarie e mi dicevano che sarebbero scadute entro due mesi - spiega ancora Ferri - non conoscevo bene il tipo di prodotto bancario ma tranquillizzato dal mio istituto ho continuato a fidarmi. Il resto l’ho saputo solo da giornali e quotidiani. Mi hanno letteralmente sottratto 120mila euro che dovevano aiutarmi per la mia vecchiaia. Sono qui per esprimere tutta la mia rabbia e chiedo alle istituzioni che si trovi una soluzione per garantire dei rimborsi, non della semplice elemosina». Su corso Matteotti, in mezzo ai tanti risparmiatori beffati provenienti da tutta la Toscana, ci sono anche titolari di aziende e attività che da oltre 15 anni avevano rapporti diretti con la filiale di Cecina.

«Abito a Casale ma ho una attività a Cecina e dal 2001 lavoro con questa banca - spiega Ugo Lotti, titolare dell'officina Moto Lotti service (ricambi e assistenza del gruppo Piaggio) - ogni volta che era necessario richiedere un fido ma più in generale per altre operazioni la mia attività doveva prendere anche delle azioni di Banca Etruria. Non so quantificare bene il danno ricevuto personalmente, ma da un certo punto di vista non è la cosa più importante. Adesso le istituzioni devono attivarsi e sedersi ad un tavolino con i risparmiatori e cercare una soluzione per garantire dei rimborsi».

Anche Stefano Creatini di Cecina per 38 anni ha affidato i suoi risparmi a Banca Etruria. E ancora una volta la parola chiave è fiducia.

«Ho perso 20mila euro e molte altre persone vicine a me sono state truffate - spiega Creatini - ci è stata venduta poco più che carta straccia spacciata per capitale sicuro. Siamo in piazza per urlare i nostri diritti, ci devono restituire i nostri soldi e il governo deve fare qualcosa adesso. I vari partiti hanno il dovere morale di fare la loro parte e di agire. Sono iscritto al Partito Democratico da una vita e fino a giovedì sera ho sperato che qualcuno del mio partito venisse a questa manifestazione. Per la sua vicinanza e attenzione, dunque, non mi resta che ringraziare solo il Movimento Cinque Stelle, l’unico in questo momento a sostenerci in città su questa drammatica vicenda».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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