Proteste
Denunciati tre bracconieri
Cacciavano nell’oasi di Bolgheri e in altre riserve, sequestrato un arsenale di armi ed esplosivi
CECINA. Armi alterate, silenziatori, circa 2.500 munizioni, sofisticati visori notturni e sistemi di illuminazione. Ma anche 54 dispositivi esplodenti. Il tutto detenuto senza autorizzazione e finito sotto sequestro. Tre le persone denunciate, un sessantatreenne residente alla Sassa, in provincia di Pisa, un sessantunenne di Bibbona e un trentaseienne della California, ritenute responsabili di decine di abbattimenti illegali di cinghiali nelle riserve naturali di Monterufoli-Caselli, Berignone e nell’Oasi di Bolgheri. Due i fascicoli aperti, uno dalla procura di Pisa e l’altro presso la Procura di Livorno.
Si è conclusa, dopo un anno e mezzo di indagini delle Guardie provinciali di Pisa e Livorno, in collaborazione con la Forestale dello Stato, l’inchiesta della Procura di Pisa, diretta dal pubblico ministero Aldo Mantovani, per attività illecita di bracconaggio all’interno di riserve naturali e oasi protette del territorio. I tre denunciati a piede libero hanno alle spalle precedenti specifici per bracconaggio e rischiano una condanna penale fino a 3 anni di reclusione più la pena pecuniaria da 300 a 2.000 euro. Vari i capi d’accusa: detenzione e porto di armi alterate, detenzione illegale di munizioni oltre il numero previsto (circa 2.500 cartucce), caccia in area protetta, caccia con mezzi vietati, abbattimento e detenzione di avifauna protetta. Inoltre, per la detenzione, senza licenza, di 4 chili di materiale esplodente, 54 dispositivi e 84 micce di accensione, per cui è aperto il fascicolo presso la Procura di Livorno, rischiano una condanna fino a 10 anni.
Le indagini, iniziate nelle ultime settimane del 2014, avevano preso il via dopo il ritrovamento, a più riprese, di visceri e teste di cinghiale abbandonati nei boschi delle zone protette. Dopo la segnalazione da parte delle polizia provinciale, la Procura di Pisa aveva disposto il monitoraggio delle aree interessate, anche con mezzi di ripresa video e foto. I controlli, protrattisi per tutto il 2015 attraverso la predisposizione di diversi punti di osservazione, hanno consentito di individuare i tre uomini verso i quali la Procura di Pisa ha emesso un ordine di perquisizione domiciliare che ha consentito di rinvenire le armi e le attrezzature sequestrate. Inoltre, dalla perquisizione effettuata a Bibbona è saltato fuori anche l’esplosivo.
A confermare l’attività di bracconaggio è stato anche il ritrovamento, alla Sassa, di numerose carcasse di fauna protetta, conservate in congelatori. Proprio lo stato delle carcasse, tutte eviscerate, senza testa e con le zampe legate, ha fatto pensare a un’attività portata avanti da tempo e da persone esperte, capaci di “trattare” in loco le bestie abbattute per trasportarle meglio. In corso da parte della Forestale anche indagini per frode in commercio per capi privi di tracciabilità relativi ad alcune attività commerciali degli stessi indagati.
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