Il Tirreno

Peculato e falso, indagato ex capo dei vigili

di Luca Tronchetti
Auto dei vigili e nel riquadro Stefano Carmignani
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Auto dei vigili e nel riquadro Stefano Carmignani

La procura di Lucca accusa Carmignani, per anni comandante a Rosignano, di aver usato l’auto di servizio a titolo personale

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LUCCA. L’informazione di garanzia gli è stata notificata direttamente la mattina del 17 febbraio alle 11,30 negli uffici della procura della Repubblica di Lucca dalla polizia giudiziaria dei carabinieri che poco più di due settimane fa aveva acquisito una serie di atti e documenti che riguardavano il suo operato all’interno del comando di piazzale San Donato. Stefano Carmignani, 52 anni, originario di Montecarlo, dall’ottobre 2014 comandante della polizia municipale di Lucca dopo essere stato per anni a capo dei vigili di Rosignano, adesso è formalmente indagato con l’accusa di peculato d’uso e falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative. «Chiarirò tutto la prossima settimana in procura» le uniche parole pronunciate dall’ufficiale dei vigili urbani che, al momento sulla scorta della normativa vigente, resta al suo posto almeno sino a quando non verrà eventualmente disposto il rinvio a giudizio.

Le accuse. Tanto tuonò che piovve. I riscontri dei carabinieri della pg che lunedì mattina avevano inviato una dettagliata relazione sulla scorta della copiosa documentazione acquisita sono stati recepiti dal procuratore facente funzioni Fabio Origlio che, a garanzia dell’indagato, ha iscritto formalmente il nome di Carmignani nel registro degli indagati. Dalle carte consegnate dal quartier generale delle guardie municipali, dagli uffici di palazzo Orsetti, dalla sede della Metro e da quella della sezione Aia «Mario Gianni» dell’Arancio emergerebbero profili di responsabilità legati principalmente all’uso illecito dell’auto civetta di servizio. Un’inchiesta, quella sul comandante dei vigili, iniziata nel luglio 2015 e che ha avuto il suo apice nel periodo che va da settembre a dicembre scorso. In quel lasso di tempo almeno una dozzina di volte in due-tre mesi, stando ai riscontri della polizia giudiziaria vagliati dal magistrato, il comandante avrebbe usato l’auto civetta non per ragioni d’ufficio, ma a titolo personale dirigendosi verso località della Piana nel quadrilatero compreso tra i comuni di Capannori, Porcari, Altopascio e Montecarlo. A testimoniarlo ci sarebbe il gps applicato dalla pg sotto la macchina di servizio e probabilmente anche qualche foto scattata dagli inquirenti a testimoniare l’uso improprio e contra legem della vettura in dotazione alla polizia municipale. Se l’accusa si rivelasse fondata solo in caso di condanna in primo grado sarebbe consentita la sospensione dall’esercizio del pubblico servizio. Per quanto riguarda l’ipotesi di falso ideologico gli investigatori ipotizzano che il comandante abbia «taroccato» i chilometri sull’apposito libretto di marcia istituito due anni fa per evitare confusioni e legato in qualche modo al foglio di servizio. In sostanza, per l’accusa, avrebbe modificato il chilometraggio dell’auto civetta commettendo quindi un falso nella certificazione di un’autorizzazione amministrativa.

L’indagine non è chiusa. A vederla in controluce questa indagine sembra molto simile a quella di dieci anni fa che costò una condanna in primo grado all’allora manager della sicurezza Enrico Luchi. Anche in quel caso l’utilizzo disinvolto dell’auto di servizio costò caro al comandante facente funzioni. L’impressione è che l’inchiesta della procura non si fermi ai due capi d’imputazione già contestati, ma che possa emergere altro. In primis questioni legate ai rapporti interni al comando della polizia municipale. Atteggiamenti di prevaricazione su agenti trasferiti ad altri incarichi o demansionati. In buona sostanza la polizia giudiziaria sta facendo accertamenti anche su ipotesi di mobbing che potrebbero essersi verificate dal momento della sua nomina a comandante. Da lì in poi infatti ci sono state denunce circostanziate da parte di almeno 4-5 agenti della municipale che evidenziavano comportamenti ritenuti illeciti.

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