Il Tirreno

La spiaggia, l’erosione e gli errori del passato

di Paolo Federighi
La spiaggia, l’erosione e gli errori del passato

San Vincenzo, l’analisi di Pranzini incaricato dal Comune del monitoraggio «L’impatto del porto turistico è stato minore di quello che immaginavo»

4 MINUTI DI LETTURA





SAN VINCENZO. Spiagge colme di sassi ad ogni mareggiata. Com’è accaduto nello scorso fine settimana. E in questi ultimi anni. Un fenomeno che si ripete costantemente, mettendo in crisi turisti e operatori balneari specie durante la stagione turistica. Stagione turistica che si avvicina con la Pasqua e la primavera alle porte. Le domande che sorgono sono varie. Ci chiediamo da cosa dipendano tali accadimenti e se potranno cessare, se le barriere soffolte anti erosione abbiano effetti positivi sugli arenili e se questi, nel centro urbano di San Vincenzo, siano a rischio o no. Per avere delle risposte ci siamo rivolti al professor Enzo Pranzini, docente dell’Università di Firenze, uno dei massimi esperti nazionali nella materia e incaricato dal Comune di San Vincenzo di monitorare la situazione delle spiagge locali e di suggerire efficaci soluzioni al problema.

La panchina in mare. «Nel 2005 furono scaricati pezzi di panchina, una pietra formatasi dalle antiche spiagge e che ora giace sui fondali. I sassi e le pietre che vediamo ad ogni mareggiata sugli arenili sanvincenzini sono in gran prevalenza costituiti da questo materiale, più alcuni ciottoli –afferma Pranzini –. L’errore fu fatto quando all’inizio dei lavori per il nuovo porto fu scaricata in mare la panchina frantumata, intervento che a quanto pare costituiva una prescrizione di Valutazione d’impatto ambientale (Via), ovviamente errata e lo vediamo bene oggi. La panchina non doveva essere frantumata, ma eventualmente tritata, fino a trasformarla in sabbia, come era in origine. Sono frammenti grossolani che tendendo a galleggiare sulla sabbia e a muoversi verso riva. Fu per limitare l’arrivo del materiale sull’arenile che fu eseguito l’intervento con i geocontenitori. Intervento che si può definire minimale alla luce dell’entità dei problemi che sono aumentati negli anni. Si trattava infatti della costruzione di una piccola barriera sommersa in geotubi, appunto, che aveva lo scopo di impedire che i materiali frutto del dragaggio del porto finissero sulla spiaggia. Credo che l’esigenza principale avrebbe dovuto essere quella di approntare una difesa organica a sud del porto».

La scia di errori. Gli errori commessi anni addietro, secondo Pranzini, non finiscono qui. «Già circa 30 anni fa – dice – era stato previsto un raccordo fra il porto e la costa con difese sottoflutto che sfumassero l’effetto della struttura che si prevedeva di rimodellare, ma senza portarla su fondali maggiori. Il pennello che è stato costruito subito sottoflutto al porto non è un’opera idonea a difendere dall’erosione. Vi è poi la barriera sommersa, sulla cui opportunità ho sempre espresso dubbi». «Avrei piuttosto pensato a un progetto più organico per la difesa del litorale – prosegue –, con altre soluzioni studiate in un contesto più ampio. Queste scogliere devono essere molto larghe, perché l’innalzamento del livello del mare che si genera all’interno dev’essere almeno compensato dall’abbattimento dell’energia delle onde».

Il progetto aveva già avuto tutte le approvazioni e fu deciso di andare avanti, facendo un monitoraggio e, se era necessario, procedere ad un allargamento. «Abbiamo fatto rilievi e comunque la scogliera non risulta essere esattamente com’era da progetto. Andrebbe rimodellata, e abbiamo detto è troppo stretta: l’onda non perde abbastanza energia nel suo attraversamento. Inoltre, il livello del mare più alto fa sì che l’acqua esca anche dalla radice dei due pennelli, sia verso nord che verso sud, portando via la sabbia. Almeno quello a sud andrebbe radicato meglio a terra, ma anche questo non fu fatto perché il progetto approvato non lo prevedeva. È uno di quegli aggiustamenti che si dovevano fare sulla base del monitoraggio».

L’impatto del porto. Circa l’impatto del porto sull’erosione dell’arenile, per Pranzini è presto per dire se vi sia stato o no. «L’impatto del porto è stato minore di quello che immaginavo – dice il docente –, ma la situazione è in lenta evoluzione e servono tempi di osservazione molto più lunghi per dire le cose in modo definitivo. Ad oggi, con i dati dell’ultimo rilievo, la spiaggia non è in pericolo. Ma non si può stare tranquilli e dobbiamo monitorare ancora. Certo è che non si può lasciare la situazione com’è adesso», dice riferendosi alle spiagge colme di pietre. E anche i ripascimenti andrebbero eseguiti con sabbia adeguata. «Sono stati fatti con sabbia fine, non stabile. La sabbia migliore, anche se non ottimale, è a nord del porto, al largo. Certo che non va presa direttamente dalla spiaggia. Oppure va comprata sabbia di qualità migliore. Io ho l’incarico di monitorare il litorale e posso dare suggerimenti, ma credo che sia necessario un progetto organico di riequilibrio del litorale. Ovviamente ogni decisione – conclude Pranzini – compete al Comune».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa