Il Tirreno

Marmitte catalitiche da Cecina un sistema per estrarre i metalli

di Manolo Morandini
Marmitte catalitiche da Cecina un sistema per estrarre i metalli

Platino, palladio e rodio valgono oro, ecco come recuperarli Verso un impianto pilota, investimento di 2,6 milioni

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CECINA. Quello che le rende interessanti sono i metalli che contengono: platino, palladio e rodio. Senza questi non sarebbe possibile eliminare dallo scarico dei motori i prodotti più dannosi della combustione. Una marmitta catalitica ne contiene piccole quantità. Ma i ricercatori del Polo tecnologico Magona di Cecina hanno messo a punto un modo per estrarli. E così dalle marmitte arrivate a fine vita si riesce a recuperare in valore un centinaio di euro di questi metalli preziosi. Messo a punto il processo su richiesta della Safimet Spa, azienda aretina specializzata nella lavorazione dei metalli, con lo stesso partner è stata data vita all’associazione temporanea d’imprese con due realtà socie del Polo. Obiettivo: realizzare in 18 mesi un impianto pilota per industrializzare il procedimento. Un investimento da 2,6 milioni di euro, di cui 1,6 milioni di finanziamenti regionali, che vede in campo la TCS Snc, società di ingegneria cecinese, che dovrà progettare l’impianto in collaborazione con il partner industriale Rubberplast di Rosignano.

A chi si affaccia al Polo tecnologico i dieci ricercatori, tutti under 40, assunti a tempo indeterminato e quasi tutti “a chilometro zero”, il più lontano arriva dalla Val d’Era, la prima risposta per far capire di che cosa si occupano è mostrare il laboratorio dove è stato messo a punto il progetto di recupero della marmitte catalitiche. «Si tratta di un rifiuto che in Italia non viene valorizzato – spiegano –. Le marmitte arrivate a fine vita vengono spedite ad aziende in Olanda o Germania. Come Polo oltre a sviluppare il processo di recupero, che ha richiesto un anno di lavoro, abbiamo fatto da collettore tra le aziende. L’impianto sarà realizzato ad Arezzo, ma qui da noi sarà fatta la progettazione e industrializzazione grazie a due aziende socie del Polo tecnologico».

Qui si studiano i processi per produrre sostanze di uso comune, le loro applicazioni negli impianti industriali. «Facciamo attività di ricerca finalizzata al trasferimento tecnologico», precisano. Tradotto: le aziende hanno un problema e contattano il Polo tecnologico per chiedere di trovare, studiare e progettare un prototipo che sia la soluzione. I ricercatori si mettono al lavoro: studiano i dati, elaborano idee e soluzioni da presentare al committente, che ne valuterà costi e benefici. Nel laboratorio per la ricerca sui materiali è in corso su alcuni adesivi da utilizzare in ambito navale per l’accoppiamento di lastre in vetroresina o alluminio. La commessa arriva da Trieste, dallo Science park e ha una durata di tre mesi. «È anche un’occasione – sottolineano – per allargare il nostro raggio d’azione al di fuori della Toscana».

La frontiera delle ricerche si sta spostando sempre più sugli aspetti ambientali dei processi industriali. In uno dei laboratori ci sono diversi piccoli cumuli di polveri di varie tonalità di grigio. Sono le polveri sottili emesse dagli inceneritori e la sfida dei ricercatori della Magona è trovare il modo di “abbatterle” per poterle conferire in discarica come rifiuti pericolosi. Ad oggi, invece, non essendo inerti per lo smaltimento finiscono in impianti specializzati del Nord europa.

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