Il Tirreno

Il mare fino alle case «Utilizziamo le alghe»

di Andrea Rocchi
Il mare fino alle case «Utilizziamo le alghe»

Un team di esperti ambientali: «Barriere di posidonie e rispetto delle dune» Ma tra la Bucaccia e la Barcaccina servono anche interventi strutturali

2 MINUTI DI LETTURA





VADA. Un pezzo di Vada che finisce sott’acqua. Il mare alle case, dalle baracche dei pescatori alla Barcaccina. Non viene risparmiato neppure il campo sportivo Silvio Gori. E il cimitero comunale. Da anni residenti e commercianti chiedono interventi. Il piano della Provincia, che oltre a 19.000 mc di sabbia prevede la realizzazione di 3 pennelli dalla Barcaccina alla Bucaccia, è in stand-by. E intanto, ad ogni mareggiata, l’acqua si prende un pezzo di Vada. E torna, ciclica, la litanìa della proteste. Come fronteggiare l’erosione? In attesa di un piano solido d’interventi, imprescindibile, arrivano alcune indicazioni da parte di un pool di giovani studiosi del territorio che nel 2014 si è costituito in associazione, l’Asca (associazione scienze e comunicazione ambientale). La sede, giustappunto, è a Vada. Vi fanno parte un gruppo di laureati in materie scientifiche (chimica, scienze ambientali e scienze naturali). Il presidente si chiama Alessandro Riga, dottore in Scienze Naturali. Proprio sul fenomeno erosivo che interessa la costa vadese hanno presentato uno studio in cui si propongono alcune buone pratiche di gestione delle nostre spiagge per evitare, quantomeno, l’aggravarsi del fenomeno. Ma anche interventi ad impatto zero, come una barriera di posidonie che faccia da cuscinetto naturale contro l’erosione.

Tempo fa alcuno soci dell’Asca insieme ai volontari di Otp (Operazione Territorio Pulito) presentarono un progetto in Comune a Rosignano in cui si chiedeva di prendere “in adozione” un tratto di spiaggia dove sensibilizzare i cittadini sull’importanza di questi ambienti. Ad oggi sono ancora in attesa di una risposta. Intanto, però, di fronte all’aggravarsi del fenomeno in alcuni tratti del litorale, forniscono alcuni suggerimenti. Che partono dall’assunto che il problema erosione deve essere affrontato in maniera organica considerando il sistema mare-spiaggia-duna nel suo insieme. «Le dune - spiega Riga - sono un sistema protetto. Lo stesso regolamento urbanistico comunale lo sancisce. Eppure oggi le dune vengono utilizzate e non protette». L’altro riferimento è alla posidonia ed alla sua azione antierosione. «La rimozione non aiuta. Capisco che chi ha in gestione spiagge voglia rimuoverla per rendere più fruibili le stesse, ma bisognerebbe lasciare barriere di posidonia almeno in tratti di spiagge libere perché se ne possa apprezzare la funzione».

Alghe in spiaggia? «Alcune esperienze ci consentono di ricoprirle con la sabbia». E funzionano, dice il presidente dell’Asca, che prende come esempio la zona del Tesorino. Naturalmente Riga è consapevole che in alcune aree non bastano le posidonie, e che sulla marina vadese servono interventi più strutturali. «Ma certe buone pratiche sono importanti». Peccato che nessuno degli addetti ai lavori se lo ricordi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze