Sicurezza
Il pane toscano è Dop ecco il marchio di qualità
Presentato da Confagricoltura il disciplinare: un percorso iniziato 15 anni fa Pardini (Consorzio di promozione): riflessi importanti anche sul turismo
CECINA. Anche il pane toscano ha finalmente la sua Dop. A presentare la denominazione di origine protetta, che identifica l’unicità del prodotto in tutta la regione e l’Unione europea, i promotori nella sede della Confagricoltura di Cecina, alla quale hanno partecipato il direttore Paolo Rossi e il dirigente Claudio Volpi, il direttore del Consorzio di promozione e tutela del pane toscano a lievitazione naturale Roberto Pardini, il presidente del consorzio “Im.Agri” Attilio Sansoni e il suo fondatore Piero Santi, oltre ad alcuni produttori di grano della zona.
«Senza l’unicità dei chicchi – ha detto Pardini – non avremmo mai ottenuto la Dop. Invece abbiamo dimostrato che il prodotto è unico, grazie anche agli studi svolti dalla facoltà di agraria dell’università di Firenze, con i quali abbiamo confermato che i semi piantati fuori dai nostri confini regionali danno risultati diversi da quelli germogliati in Toscana». Un punto critico, che ha garantito la svolta e stabilito che, da ora in avanti, il grano per ottenere il pane certificato dovrà essere seminato soltanto sul territorio toscano. Una regola valida a livello italiano ed europeo. Il percorso non è stato semplice, anzi. È iniziato quindici anni fa, quando i panificatori toscani proposero il disciplinare alla Regione, dalla quale ottennero due delibere per presentarsi al ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e anni dopo, in seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, a Bruxelles. Dove, nel 2013, venne approvato. Superati altri imprevisti, il 26 gennaio scorso la commissione europea ha dato il via libera. Ora non rimane che attendere la nuova pubblicazione, prevista entro la fine di questo mese, sulla Gazzetta ufficiale. Per quanto riguarda la parte commerciale, sarà necessario attendere la tarda primavera. Tempi tecnici che, però, non scoraggiano i promotori, pronti a festeggiare ieri mattina la prima dop “Pane toscano” a caratteristica regionale valida in tutta Italia e in Europa. «Scriveremo una nuova pagina – hanno detto i relatori – perché il prodotto è unico e vanta lunga tradizione». Con riflessi nel campo del turismo: basta pensare alle richieste che già arrivano dalla Lombardia e non solo e al “Bruschetta box”, una scatola di cartone per l’estero contenente pane a lunga durata, olio e sale. Rigida, infine, la selezione dei grani votati alla produzione: tra questi, Abbondanza, Verna, Bolero e altri, tutti tipici della nostra Toscana. Obbligatorio rispettare pure le tre misure del pane: 500 grammi, uno e due chili, di spessore compreso tra i cinque e i dieci centimetri. Ottenendo così il profumo di nocciola tostata, la mollica di colore bianco e avorio, il sapore sciocco (senza sale) e la crosta friabile e croccante. Insomma, una tipicità capace di distinguersi tra altri prodotti simili ma non uguali. La farina di grano tenero tipo “0”, si legge nel documento, è la base da cui partire. E in Confartigianato non escludono, in futuro, di esportarlo in Cina, dove non mancano i cultori della materia.
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