Il Tirreno

La protesta delle doppiette: «Una legge contro di noi»

Divina Vitale
Una squadra di cacciatori al cinghiale (foto d’archivio)
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Una squadra di cacciatori al cinghiale (foto d’archivio)

Cecina, le associazioni venatorie pronte a dare battaglia contro il nuovo regime. Messo a punto un calendario di incontri per informare i cacciatori sulle novità

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«La legge obiettivo della Regione Toscana per contenere gli ungulati non è per i cacciatori, né da loro voluta». È chiaro il messaggio della Confederazione cacciatori toscani: «Prevede circa 250.000 abbattimenti, ma la legge non porterà mai a raggiungere i numeri stabiliti e per di più a danno dell’ambiente e delle specie, con costi a carico non solo della collettività ma anche delle associazioni venatorie, già oberate dai pagamenti».
La legge del 2010. È quella a cui guardano i cacciatori: «Sarebbe bastato mettere in atto la legge 3 del 2010 in cui si programmavano interventi di squadre nelle zone a divieto, quelle più vocate al cinghiale, ma era eccessivamente soggetta ad interpretazioni e c’è stata molta confusione nel gestire compiti e competenze delle istituzioni preposte, da parte prima della Provincia e poi della Regione. Oggi, se rispettata, il problema non si porrebbe. Inoltre la legge prevede il foraggiamento, una pratica finora vietata per le squadre e con rischi penali». «Abbiamo atteso la stesura e l’emanazione del documento – spiega il coordinatore Franco Poli –. Abbiamo collaborato affinché si producesse un buon risultato ma inutilmente. Non ci arrenderemo e continueremo a dare il nostro contributo per una caccia sostenibile, una fattiva collaborazione con gli agricoltori con cui avevamo condiviso un iter preciso. Forse una maggiore coesione, anche tra le varie realtà del movimento venatorio, avrebbe giovato».

La politica è sotto accusa. «Una legge politica, probabilmente prodotta da un assessore pressato da una richiesta eccessiva di danni da parte degli imprenditori agricoli – prosegue Poli –. Ogni anno, ogni cacciatore versa 100 euro agli Atc e una percentuale variabile dal 40 al 60% va a sostenere i danni degli agricoltori e quest’anno con la riforma delle Province, ogni Atc ha contribuito del 10% sul bilancio generale statale per mantenere il servizio delle ex guardie provinciali». Infine le Atc dovrebbero, a proprie spese, realizzare macelli, uno per ogni 2.500 capi abbattuti.

Contrari anche alla decisione di dar vita a corsi di formazione, sempre a pagamento, all’interno delle associazioni, al fine di preparare le doppiette alle sedute di abbattimento. Saranno circa 400 i punti sparo istituiti dalla Regione in tutta la Provincia di Livorno e Isola d’Elba, dall’1 aprile al 30 settembre, per 400 sparatori patentati. Alla riunione erano presenti oltre a Poli, il presidente di Federcaccia Gino Magni, il presidente di Arcicaccia Pierino Barsotti, il consigliere di Cct Paolo Pellegrini, Silvano Righi, Mauro Franceschini, Roberto Callaioli per l’Atc, Enrico Demi e Giorgio Papini per Anuu. Nei prossimi giorni sono previste riunioni in tutto il territorio: il 16 a Donoratico, il 17 a Cecina, il 18 a Piombino, il 22 a Venturina, il 24 a Livorno e il 25 a Rosignano.

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