La manifestazione
Ex Lido, il vento abbatte il recinto
Intervento urgente per ripristinare la sicurezza. L’immobile all’asta a fine aprile
CECINA. Le raffiche di vento. Violente. E la nuova recinzione, attesa da anni, che cede. Crolla in strada. Nel mezzo di via Firenze. Ai piedi del cantiere fantasma dell’ex Lido, sul lungomare di Marina. Le impalcature e i ponteggi sono stati smantellati alla fine di gennaio dagli operai della Edilvibranti Srl, la società di Pieve a Nievole incaricata dal Tribunale di Livorno dell’intervento di messa in sicurezza dell’immobile. Una novità non da poco dopo anni di incuria e proteste.
Nel pomeriggio del 10 febbraio è stato necessario un nuovo intervento per ripristinare la recinzione con i pannelli che impediscono l’accesso all’area del cantiere e, almeno in parte, la vista sull’opera incompiuta.
Ad alimentare le speranze di chi guarda da troppo tempo a quel cantiere che dal 2006 segna lo skyline, tra largo Cairoli e la terrazza tra i bagni Girasole e l’Armida, nel cuore di Marina, è la decisione del 21 gennaio con cui il Tribunale ha disposto che l’edificio torni all’asta per consentire ai creditori della Maestrale Srl, proprietaria dell’immobile, di recuperare almeno una parte dei soldi che da anni non riescono a incassare dalla società. E tra questi figura anche il Comune di Cecina.
L’asta è in calendario per il 29 aprile. Tuttavia il percorso resta complicato. La Maestrale Srl ha inviato ai creditori una proposta di accordo per la ristrutturazione del debito. Se venisse accolta, ma è necessario il voto favorevole del 60% dei creditori, con la fetta più grossa che è in capo ad alcuni istituti bancari, l’asta salterebbe e l’immobile tornerebbe nella disponibilità della Maestrale. Un meccanismo che già nel 2014 ha fatto saltare una precedente vendita, nel giorno in cui scadeva il termine per presentare le offerte di acquisto senza incanto. Il tribunale di Firenze, dove la Maestrale Srl ha sede, aveva accolto la richiesta della società di ammissione al concordato preventivo. Salvo poi non rilasciare l'omologa. (m.m.)
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