Sicurezza
«Prima un’esplosione e poi lingue di fuoco alte venti metri»
Le testimonianze di chi abita davanti al capannone andato in cenere: «Poteva essere una vera tragedia»
ROSIGNANO. L'esplosione, poco prima di mezzanotte, è stata così forte che ha richiamato l'attenzione di tutti i residenti nella zona artigianale delle Morelline. Le fiamme si vedevano fin dall'abitato di Rosignano Solvay. Il fumo iniziava ad avvolgere tutta l'area. In pochi minuti i titolari delle varie imprese attorno al Bazar Antiqua hanno preso a telefonare a ripetizione a conoscenti e parenti. Non più tardi di una mezz'ora, infatti, sono giunti tutti sul posto increduli della forza devastatrice del fuoco. Ancora maggiore l'incredulità di chi, come Francesco Santini, ha aperto il proprio autolavaggio - l'iWash garage confinante con il capannnone andato in fiamme – da poco più di tre settimane.
«Ci stavamo facendo conoscere – ha detto – stavo preparando al meglio l'attività della mia vita e adesso è tutto bloccato. Dichiarato inagibile per i danni provocati dal surriscaldamento della struttura al soffitto e alla parete confinante con il Bazar Antiqua». Quanto ai tempi di riapertura dell'iWash garage, «si ipotizza al massimo due settimane – ha sottolineato – se la struttura non è stata costruita con amianto, altrimenti si tratterebbe di mesi dal momento che andrebbe bonificata e messa in sicurezza tutta l'area. Ora comunque non possiamo fare altro che attendere i risultati e sperare che non ci fosse eternit». E poi, ancora: «All'inizio, quando ho visto tutte quelle chiamate sul cellulare di amici, ho pensato che fosse uno scherzo. Non ci volevo credere, invece era tutto reale. Sono arrivato in via Guido Rossa e ho visto la mia nuova attività chiusa, ho temuto che prendesse fuoco e che tutto fosse perso». Fortuna che l'arrivo tempestivo delle squadre dei vigili del fuoco è riuscito invece a circoscrivere l'area colpita dall'incendio, impedendo che le fiamme si estendessero. A dare l'allarme per prima una famiglia che vive proprio di fronte al capannone ridotto in cenere. «Stavo guardando la tv, quando ho sentito all'improvviso un forte boato seguito dallo scoppio di vetri». A raccontare così i concitati minuti seguiti ai primi fragori è Alessandro Braccini, residente in via Guido Rossa. «In un primo momento - ricorda - ho pensato che si trattasse di un furto alle nostre auto parcheggiate nel cortile interno, ma affacciandomi alla finestra che dà proprio su via Guido Rossa ho visto le fiamme che stavano avvolgendo il capannone. Presi dal panico abbiamo chiamato, assieme ai miei genitori e a mia sorella che vivono accanto a noi, sia il 112 che il titolare della carrozzeria adiacente Di Capua Paolo». La situazione però non accennava certo a migliorare. «Le fiamme superavano i 10 metri di altezza oltre il tetto del capannone - dice -, gli scoppi dall'interno dell'attività aumentavano con il passare dei minuti tanto che abbiamo iniziato ad ipotizzare che potesse esserci del materiale esplosivo al suo interno. Sapendo che dietro, a poche decine di metri, c'è un deposito di gas e di metano abbiamo quindi deciso di portare i nostri due bambini a casa di mia suocera a Rosignano». «Se si fosse alzato il vento – ha concluso - le fiamme avrebbero raggiunto velocemente la nostra proprietà circondata da alberi. Per cui subito sono tornato a casa e con mio padre ci siamo attrezzati anche noi con estintori. Sono stati attimi di paura, poteva essere una tragedia».
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