Lutto
La mappa dei punti sicuri ha troppi cartelli nascosti
Nel 2008 un team di esperti ha individuato le aree di raccolta della popolazione Dodici gli spazi pubblici da utilizzare in caso di calamità per fornire assistenza
CECINA. Capire che in piazza Carducci sei al sicuro. Che puoi tirare il fiato, in attesa delle indicazioni della protezione civile, richiede l’occhio lungo. Difficile riuscirci in caso di emergenza. Il cartello che individua la piazza come Area di attesa della popolazione da mesi è scivolato dietro a una fioriera. Poco male, perché in altri punti della città l’indicazione neppure è stata installata. Manca in sei dei dodici spazi all’aperto passati al vaglio degli esperti che nel 2008 hanno redatto il Piano intercomunale di protezione civile. Risultato: un’evidente sensazione di trascuratezza. E un brivido freddo lungo la schiena.
A che cosa servono quei dodici spazi e come sono stati individuati? Le aree di attesa sono luoghi di prima accoglienza per la popolazione in caso di calamità. Sono stati individuati in piazze, parcheggi e spazi pubblici ritenuti dagli esperti idonei e non soggetti a rischi evidenti. Anche il numero non è casuale. Tiene conto della capacità ricettiva degli spazi disponibili, del numero degli abitanti che vi può fare riferimento in caso di emergenza, delle dimensioni e tipologia degli eventi prevedibili ma anche della presenza turistica. E nel piano è scritto nero su bianco: “Si precisa che tali aree sono individuate al fine di fornire alla popolazione delle zone urbane un punto di riferimento in caso di emergenza nel quale poter sostare per alcune ore in attesa di rientrare nelle proprie case o essere indirizzati verso altre strutture”. È in questi dodici spazi che alle persone sono garantite le informazioni e l’assistenza.
Che qualcosa sia sfuggito al controllo di chi dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini nelle situazioni straordinarie lo si ha chiaro in piazza Sant’Andrea a Marina di Cecina. Qui lo scorso 24 agosto tutto è finito sott’acqua. In tutto 39 millimetri di pioggia in due ore e la piazza si è trasformata in una piscina, c’è anche chi si è tuffato per denunciare l’assurdità della situazione. Eppure quella distesa di asfalto a due passi dalla chiesa è un’area di attesa. E nel piano, nella scheda che la individua non c’è alcuna nota che indichi di non utilizzarla in caso di eventi alluvionali.
In via Montanara, nel parcheggio alle spalle del supermercato Lidl, il cartello c’è. Peccato che sia ridotto a una lamiera illeggibile. Mentre in via Corsini, dove l’area di attesa è individuata nel parcheggio del bocciodromo l’indicazione è nascosta tra i rami di un pino che nessuno da tempo ha avuto cura di potare. Resiste, ma è a rischio caduta quello installato nel parcheggio di via Montenero di fronte alla Polisportiva Palazzaccio.
Quello che dovrebbe essere lo stato dell’arte per dare evidenza del Piano intercomunale di protezione civile ai cittadini si trova a San Pietro in Palazzi, nella centrale piazza dei Mille. Qui il cartello c’è ed è ben visibile. Al pari di quello installato in via Montegrappa, nel parcheggio e parco all’angolo con via Monte Amiata lo si scopre a ridosso della recinzione del pozzo gestito da Asa.
Vane le ricerche di un’indicazione su viale della Repubblica, all’angolo con via della Rimembranza, di fronte all’ingresso del cimitero comunale. Al pari del parcheggio di via Guerrazzi in località Le Gorette, dell’area di sosta di via Tevere nella zona del parco acquatico, di via del Galoppatoio a Marina, di fronte all’ex discoteca Baba Yaga, e in via Curiel nel parcheggio antistante la strada regionale 68 a San Pietro in Palazzi.
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