Il Tirreno

ROSIGNANO

Rigassificatore, coro di no in commissione

Andrea Rocchi
I rappresentanti di Edison e Solvay col sindaco Franchi
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I rappresentanti di Edison e Solvay col sindaco Franchi

Progetto da rispedire al mittente per Pd, 5 Stelle e Sinistra. Le reazioni: troppi rischi con 100 metaniere e 6000 camion all' anno

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ROSIGNANO. Elio Ruggeri, manager di Edison, ha un compito improbo. Presentare un progetto che a Rosignano in pochi giorni ha raccolto, a parte rarissime eccezioni, solo schiaffoni. Ma quando dice che la variante presentata al Ministero o esiste senza etilene, o non esiste, una larga fetta dei consiglieri delle due commissioni riunite (presiedute da Gaia Vivaldi e Niccolò Bagnoli) esplode: a queste condizioni il Progetto Rosignano non può esistere. Chi pensava che il Pd fosse il più morbido, nella linea del no, si sbagliava. E' bastato ascoltare le parole di Luca Agostini, capogruppo, che ha rotto il ghiaccio: «Questo è un progetto che va rispedito al mittente», ha detto rivolgendosi al banco occupato dalla presidente del consiglio Giovani, dal sindaco Franchi, da Stefano Piccoli di Solvay e da Elio Ruggeri di Edison. Si becca perfino l'applauso di qualcuno del comitato No Rigassificatore che se ne sta in platea. Contesta, Agostini, la valenza commerciale della variante, le ricadute (giudicate "scarse e comunque sovrastimate") per l'occupazione, mette in guardia dai rischi di un "carico navale eccessivo" con delle vere e proprie "bombe viaggianti sul mare". E chiude con un auspicio politico: «Credo che questo progetto debba ripercorrere la strada della Via». Non meno netto è il no al rigassificatore che arriva dai banchi del centrosinistra.
 

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Silvia Gesess (Sul) avverte: «Il punto non è se questo è un progetto commerciale o meno. E' al piano energetico nazionale che dobbiamo guardare, ad una strategia del governo sbagliata». «Questo è il governo dei rigassificatori e delle trivelle, ricordiamocelo». Poi comincia il fuoco incrociato di domande all'indirizzo dei rappresentanti di Edison: «Condotte interrate, passeranno sotto il Fine nell'area dei lavori per la messa in sicurezza. Ma che sicurezza c'è?«. E sul traffico, oltre alle navi le cisterne: «20 camion al giorno avanti e indietro, vi rendete conto?». Il movimento marittimo, poi: «Come si concilia con la nostra scelta di investire nei porti di Cecina e Rosignano?». Risponderà Elio Ruggeri: «Condotte sicure e sicure anche le trivellazioni orizzontali nell'area del Fine». E Piccoli che ricorda come già le condotte di etilene di Ineos, non quelle di salamoia di Solvay, siano già interrate. Ruggeri fa notare che Edison è pronta a "finanziare i restanti 3 lotti di messa in sicurezza del torrente". Parla il capogruppo di Sul Niccolò Gherarducci. Dice che "il progetto non convince", che è "commerciale" e che "comunque l'ultima parola spetterà ai cittadini ed al territorio di Rosignano".
 

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Mario Settino (5 Stelle) avverte che in futuro è previsto anche "un trasporto su rotaia del gnl" e dunque un'aggravio dei rischi. Poi legge alcune domande dei cittadini in sala, perlopiù del comitato: "Cosa succede se esplode un bombolone o una metaniera? Quali sono gli standard di sicurezza? C'è un piano di emergenza"". E giù di lì. Ruggeri risponde ai consiglieri. A partire dallo spostamento che non è più previsto. «Non c'è intenzione di farlo, afferisce ad un altro businness», spiega. Per arrivare al problema sicurezza: «Sono previste 30 bettoline in più alle 100 metaniere all'anno - dice il coordinatore del progetto - su un pontile che verrà allungato di 430 metri». Sulla nuova Via, aggiunge: "E' in corso una procedura tecnica. Qualora si stabilisca che è necessaria una nuova Via prepareremo la documentazione". Francesco Serretti (M5S) torna sui rischi industriali e raggi di sicurezza. I tecnici di Edison fanno presente che i casi di incidenti sono valutati con sistemi probabilistici e che l'area di rischio è comunque inclusa dello stabilimento Solvay secondo le normative Seveso 2 e Seveso 3.
Sulla strategicità della variante per Solvay interviene Stefano Piccoli che ricorda come, con la scadenza del Cip 6 per la turbogas Rosen, finiscono gli incentivi che lo Stato ha riconosciuto e che hanno consentito "di avere un prezo del vapore competitivo". Il rigassificatore? «Non è la soluzione di domani - dice Piccoli - visto che i Cip 6 scadono fra un anno e del rigassificatore se ne riparlerà nel 2020, ma l'approvvigionamento di gnl da Rosignano potrà essere importante per il futuro della sodiera, in crisi per la concorrenza del mercato turco, e delle altre produzioni».

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Perché vapore ed elettricità - chiude Piccoli - sono fondamentali per uno stabilimento strategico a livello nazionale con l'unica sodiera italiana, l'elettrolisi più grande e l'unico impianto di perossidati su cui si sono fatti ulteriori investimenti e che ci permettono di essere un'eccellenza in Italia». "Ma quale eccellenza - sbotta Serena Mancini, 5 Stelle - Rosignano ha il primato di morti di cancro e di inquinamento marino. I mille posti di lavoro? Saranno gli ultimi, poi a Rosignano non verrà più nessuno». Segue polemica al vetriolo Mancini-Piccoli sull’inchiesta per gli scarichi a mare della magistratura livornese e il patteggiamento di Solvay. L’epilogo di un dibattito che lascia aperti molti punti interrogativi con una maggioranza di no alla variante.

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