Il dolore
«Senza futuro chi se ne va»
La difesa (e i numeri) di Lucchesi, Fedeli e Fantini «Guardistallo e Casale? Guadagnato dall’Unione»
MONTESCUDAIO. 1,851.000 milioni di contributi fra Stato e Regione, 190.000 con la legge 65/2014 per il piano strutturale integrato. Casale e Guardistallo fanno le valigie? «Non si può certo dire perchè ci abbiano rimesso dall’Unione. Anzi. Se guardiamo i numeri sono quelli che hanno avuto di più». La replica è di Simona Fedeli, Federico Lucchesi, Renzo Fantini - i sindaci dell’Unione a tre - insieme a Moreno Fusi, presidente del consiglio comunale Colli Marittimi. Una conferenza stampa per rispondere al fiume di polemiche riversato su un organismo che perde pezzi e che - per le opposizioni - è ormai al de profundis.
Lucchesi, sindaco di Castellina, ha con sé i dati. «I numeri parlano chiaro», dice. A partire da quelli del riparto delle risorse fra comuni nel quadriennio 2015. «Casale e Guardistallo - spiega Lucchesi - sono quelli che hanno avuto i costi netti di gestione più bassi, 328.786 ero Casale, 241.570 Guardistallo, a fronte per esempio di Montescudaio con 686.910 o addirittra Riparbella con 1.236.837». Quanto al piano di riparto del bilancio 2105 Lucchesi mostra una tabella in cui si evincerebbe che per il costo a carico del Comune al netto del personale di e rimborsato dai comuni, Casale avrebbe un saldo negativo di 80.107 euro». Per non parlare dei soldi dalle multe con l’autovelox. Quello di Montescudaio (oggi stoppato dalla Prefettura) ha dato 70.000 a Casale e 72.000 a Guardistallo.
Insomma, se Ceccarelli e Burchianti sbattono la porta non è certo perché ci hanno rimesso, dicono i restanti, Fedeli, bersaglio dell’opposizione che la giudica la responsabile del flop unionista, avverte: «Intanto la notizia del recesso volontario dei comuni di Casale e Guardistallo deve essere ufficializata in modo corretto, non sui giornali». E dunque dovrà essere ratificata dai rispettivi consigli comunali, poi dall’Unione. Quindi Fedeli difende funzioni e idea dell’Unione. «Nel 2011 abbiamo vissuto un passaggio storico per la costituzione di questo organismo, con un progetto strategico e lungimirante che è costato molto in termini di risorse umane e finanziare ma che ha dato i suoi frutti». Che fine farà ora? «Non disperdiamo il lavoro fatto, andremo avanti con questa unione a tre». Già a tre, per ora, perché Castellina e Riparbella stanno filando spedite verso il comune unico. «Da tempo, ed era anche nel mio programma elettorale - dice Lucchesi (Castellina) - rivendicavo un organismo nuovo per i comuni più piccoli in modo da poter garantire servizi adeguati ai cittadini. Con l’unione siamo riusciti in questo progetto. Chi oggi esce è fuori dalla storia, quando a livello nazionale si spinge verso accorpamenti sotto i 5000 abitanti». Lucchesi cita un rapporto 2015 della Corte dei Conti in cui si evince come “le Unioni non hanno aumentato la spesa pubblica mantenendo i servizi” ed hanno permesso con la riorganizzazione dei servizi di “superare l’inadeguatezza strutturale dei piccoli enti». Per Lucchesi non c’è inconciliabilità fra la fusione e l’unione. Neppure rischi di perdere “benefici finanziari” (risorse romane, regionali, sconti fiscali). Fantini (Riparbella) ringrazia il personale “oggi adeguato a svolgere tutte le funzioni” ed avverte chi è uscito: «Per alcune funzioni, come l’urbanistica, dovranno associarsi». Fusi avverte: «Non scenderemo in provocazioni politiche. Difficoltà? Ci sono state ma la volontà è di superarle nell’interesse di tutti». Ora, prossimo passo, il nuovo statuto.
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