Il Tirreno

Via dall’Unione verso la costa

di Maria Meini
Via dall’Unione verso la costa

Casale e Guardistallo escono dall’associazione «Niente fusioni, ma convenzioni di servizi»

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CASALE. Hanno deciso di lasciare l’Unione dei Colli marittimi pisani, i sindaci di Casale e Guardistallo. Lo strappo, anticipato ieri dal Tirreno, è stato formalizzato alla giunta dell’Unione e nei prossimi giorni il divorzio sarà discusso nei rispettivi consigli comunali, mentre per accelerare i tempi dell’uscita sarà introdotta una modifica allo statuto dell’ente unico.

Una crisi annunciata in quello che è sempre stato vissuto come un matrimonio forzato, in un ambito territoriale dettato dalla Regione. La crisi è palpabile: due dei cinque comuni che se ne vanno; altri due, Castellina e Riparbella, che procedono spediti verso la fusione con la creazione di un comune unico. Ma quali scenari si aprono ora per i due “fuoriusciti”? Le previsioni legislative mantengono infatti l’orientamento associativo per i piccoli comuni. Inoltre molti servizi sono già stati riorganizzati sulla base unificata.

Casale guarda al mare. «Nessun problema politico o di rapporti personali coi colleghi dell’Unione. Abbiamo semplicemente preso atto di una struttura che non migliora i servizi ai cittadini, anzi li peggiora - commenta il sindaco di Casale Marittimo, Fabrizio Burchianti - ormai il rodaggio dell’Unione è finito. L’associazione è nata a suo tempo su indicazione, o meglio imposizione della Regione che ha individuato le aree geografiche di aggregazione per omogeneità di provincia. Poi sappiamo come sono andate a finire le province... Ma da Casale a Castellina, ad esempio, dove ha sede l’ufficio edilizia, ci sono 30 chilometri. A Casale lo sportello apre una volta al mese, per i cittadini chiaramente è un disagio. Il nostro comune guarda al mare, a Cecina. Se ragioniamo in un’ottica vasta, Casale ha un’economia prevalentemente turistica e la costa è lo sbocco naturale; Casale è il trait d’union in una sinergia tra mare e colline, fino a Volterra». Ma Burchianti mette le mani avanti: «In ogni caso a noi non interessa un’ipotesi di fusione, ma di convenzione per la gestione dei servizi. Noi potremmo essere il salotto buono della costa, però è chiaro che per mantenerlo deve rimanere la struttura comunale». Insomma, no all’idea di comune unico lanciata dal sindaco di Cecina, sì a convenzioni per la gestione dei servizi. «Anche all’Anci, di cui ho fatto parte a lungo - commenta Burchianti - è stata chiarita la posizione dei piccoli comuni, e il fatto che solo con accordi con comuni più grandi si possono avere dei benefici».

Guardistallo e l’ipotesi a tre. Anche Sandro Ceccarelli, sindaco di Guardistallo, precisa subito che l’uscita dall’Unione è avvenuta senza traumi. «Non ci sono stati litigi o altri problemi - dice - solo una valutazione funzionale: i servizi ai cittadini sono peggiorati, i tempi appesantiti, ma restiamo aperti alla collaborazione reciproca». A Ceccarelli l’idea Cecina non convince fino in fondo. Piuttosto guarda con favore alla costituzione di un “comune dei tre”: Casale, Guardistallo e Montescudaio. «Siamo un’area omogenea - dice - sia per vicinanza che per interessi economici. Insieme potremmo poi confrontarci con i comuni della costa, stipulando convenzioni sui servizi». Intanto però i due comuni come si gestiranno fuori dall’Unione? «Manterremo le convenzioni in atto - dice Ceccarelli - dalle scuole ai trasporti. Poi vedremo. È vero che la Regione e il Pd vogliono andare alla fusione dei piccoli comuni, ma intanto la normativa è stata prorogata e ci dà tempo quindi per studiare formule più adatte ai nostri territori. Perché le Unioni in atto, costituitesi sulle aree indicate dalla Regione, sono in crisi un po’ ovunque».

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