Il Tirreno

Il teatro? Salvato dai lavoratori

Il teatro? Salvato dai lavoratori

I sindacati rivendicano il contributo dei dipendenti: spesi 500 milioni di lire

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ROSIGNANO. Soddisfazione per l’intesa raggiunta tra amministrazione comunale e direzione Solvay per l’utilizzo e la gestione del teatro viene espressa dalle rsu Solvay, Ineos ed Innovene. Ma i sindacati colgono l’occasione per far notare come la partecipazione dei lavoratori Solvay, negli anni, alle vicende delle cosiddette “opere sociali” della multinazionale, sia stata determinante per la salvaguardia del teatro stesso.

Lo dice chiaramente Rossella Vallini (Cgil, coordinatrice rsu SolvaY): «I dipendenti della fabbrica, come previsto da accordi siglati in passato, hanno destinato una parte consistente del loro salario per la salvaguardia del teatro. L’assetto attuale dello stesso è infatti frutto degli interventi di ristrutturazione previsti già col contratto integrativo siglato nel 1984, contratto che dedicava un capitolo specifico alle opere sociali».

In particolare il contributo dei lavoratori Solvay (in quegli anni non c’era ancora il parco industriale con la frammentazione di aziende) si è concentrato nell’intervento da 500 milioni di lire per il ripristino dell’agibilità del teatro. Con i lavori che poi furono conclusi entro la fine del 1988.

«Ci fa piacere questo accordo - concludono Vallini e Santini (Rsu Ineos) - ma vogliamo ribadire che sono stati per primi i lavoratori Solvay a voler riaprire questo teatro». E Santini: «Proprio perchè c’è stato un contributo di tutti i lavoratori io questo teatro non lo chiamerei più Solvay ma semplicemente Rosignano».(a.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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