Il Tirreno

«Tra western e cartoni lì è nata la mia passione»

di Alessandra
«Tra western e cartoni lì è nata la mia passione»

Ricordi e aneddoti per celebrare la sala di Portovecchio, simbolo del paese Commozione per la chiusura dopo 59 anni di attività della famiglia Michetti

3 MINUTI DI LETTURA





CASTIGLIONCELLO

Con la proiezione di domenica scorsa si è conclusa l’esperienza del cinema Castiglioncello, legato in modo indissolubile alla storia della frazione e alla famiglia Michetti, che lo ha gestito per 59 anni.

L’immobile, che è stato venduto, sarà completamente ristrutturato, ed ospiterà appartamenti, fondi commerciali ed anche una sala cinematografica. In questi giorni molti cittadini e turisti, anche tramite i social, vogliono lasciare pensieri e legame con il cinema di Portovecchio, simbolo dell’epoca d’oro della frazione.

di Alessandra Bernardeschi

Non c’era film da vedere senza prima passare al bar di fronte per acquistare le “seme salate”. A sette anni ho imparato a mangiare i semi di zucca, facendo pressione tra gli incisivi affinché la buccia si spaccasse esattamente a metà, e cadesse sulla lingua il gustoso seme. I miei ricordi, al cinema di Castiglioncello, iniziano da qui. Dall’acquisto delle “semine” impacchettate in buste trasparenti con i simboli delle varie squadre di calcio.

Andavamo al cinema la domenica pomeriggio, qualche volta anche il sabato sera. Non prima però che i miei genitori avessero passato alla severa censura la trama dei film. C’erano film adatti ai bambini; a me solitamente toccavano i western con John Wayne o Gregory Peck (io stavo sempre e solo dalla parte degli indiani mostrando già a quei tempi una propensione per i più deboli...), i cartoni della Walt Disney, qualche edulcorata commedia, i film storici e, più tardi, quelle strazianti pellicole dove i bambini, felici all’inizio della storia, morivano di qualche malattia incurabile. Che poi, oggi, quei film molto da bambini non mi appaiono. Lacrime a go go e mamma che recensiva: “Bello questo film, ho pianto tanto!”

Solitamente, quando arrivavamo in sala, dopo che babbo aveva salutato la sempre sorridente Isotta Michetti, già proiettavano qualche trailer o filmati in bianco e nero, credo notiziari. Ci accoglieva la maschera con una torcia accesa, e ci indicava i posti disponibili: tre, tutti in fila. Solitamente venivo disposta dietro ad un altro spettatore non troppo alto. La mia visione era quasi sempre quadrangolare: tra la testa e l’altra di due spettatori e i rispettivi colli. Dopo mezz’ora la visione diventava nebbiosa: spirali di fumo si alzavano come una nebbiolina andando a riempire tutto il vuoto della sala cinematografica.

Sono cresciuta e verso i 15 anni mi è stato concesso, solo la domenica pomeriggio, di andare al cinema con i miei amici: sempre posti in fondo, così potevamo anche ridere e sgomitare. In quella sala ho anche io ballato assieme a Tony Manero, ho apprezzato Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Monica Vitti, ho fatto sogni da “Tempo delle mele”, ho riso e mi sono commossa.

Quando la “signora del cinema” ha proposto, precorrendo i tempi, il cinema d’essai, mi sono subito procurata l’abbonamento. Mi pare fosse il mercoledì o il giovedì sera. Non ricordo con esattezza. Ed è stato allora che ho conosciuto registi come Ingmar Bergam, Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Woody Allen e attori come Robert De Niro (Taxi Driver), Dustin Hoffman (chi si dimentica più del “Maratoneta”?), Al Pacino, Meryl Streep, Vanessa Redgrave. Uscivo da quella sala con un senso di inquietudine, di riflessione profonda.

Quella sala che, salvo rarissime eccezioni, non sono mai riuscita a tradire.

Oggi, confesso, mi reco poco al cinema: solo pellicole scelte, girate da registi che amo, ma quei film me li sono gustati tutti, con calma e dedizione, al cinema di Portovecchio. Mai visitato una multisala. Forse dovrò abituarmi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa