Il Tirreno

DA ARMUNIA PAROLE CRIPTICHE

di DINO DINI

di DINO DINI Quest'anno Armunia ci darà un teatro criptato. Gli appassionati dello spettacolo del comune di Rosignano, sulle colonne di cronaca del Tirreno di qualche giorno fa, hanno letto...

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di DINO DINI

Quest'anno Armunia ci darà un teatro criptato. Gli appassionati dello spettacolo del comune di Rosignano, sulle colonne di cronaca del Tirreno di qualche giorno fa, hanno letto probabilmente con piacere che l'associazione Armunia ha annunciato il cartellone teatrale 2016 con inizio degli spettacoli il 17 gennaio al castello Pasquini. La calza della Befana, dati i tempi di magra che corrono, ha portato quest'anno pochi doni e tanto carbone. I lettori avranno pensato che finalmente c'era una buona notizia: menomale che c'è Armunia che compensa le austerità epifaniche. Ma procedendo nella lettura, la piacevole sorpresa è man mano scomparsa quando nel corpo dell'articolo si riportava una dichiarazione d'intenti della coppia dirigente l'associazione che lasciava qualche perplessità. Infatti i due direttori hanno deciso che «...la funzione attuale del teatro è costituita da questi tre concetti: tempo, marginalità e impermanenza per spostarsi oltre l'apparire delle cose». Un discorso questo che indubbiamente presenta qualche difficoltà di comprensione anche per un lettore preparato. Si tratta di un vero e proprio rompicapo. Non si capisce bene se si parla di tempo reale, cioè di durata, oppure di tempo teatrale che fa riferimento, per intenderci, ai principi aristotelici della rappresentazione scenica. La marginalità poi, che è la posizione di individui o gruppi ai quali è precluso l'accesso alla gestione del potere sia esso economico, politico, culturale, religioso, non si sa a quali di questi settori si riferisca. Infine l'impermanenza, concetto del pensiero buddista riferentesi al mistero dei mutamenti (quello che per Parmenide era il divenire) quale attinenza può avere con il teatro di oggi? Si deve pensare al teatro radicato all'opera di Luigi Pirandello o a quello ancora più spinto dei drammi di Samuel Beckett? Inoltre in questo contesto un po' confuso, sarà senz'altro problematico spostarsi oltre l'apparire delle cose come dice il duo dirigenziale. E di quale tipo di cose si sta parlando? Dopo tali considerazioni e interrogativi, il lettore deve aver pensato che la diarchia di Armunia, alla quale non manca né una fantasia un po' fumosa né una tendenziale cripticità espressiva, dovrebbe usare un linguaggio un po' più accessibile in modo che tutti possano capire meglio e non si scoraggino di fronte ad una presentazione del genere. Certamente è assai più difficile parlare in maniera semplice e chiara anziché usare discorsi arzigogolati solo per sfoggiare termini desueti dietro ai quali spesso si nasconde il nulla. L'articolo andava avanti con il tentativo da parte dei due direttori di portare un po' di luce sull'assioma iniziale, tentativo però risultato vano perché anch'esso infarcito di frasi roboanti e vocaboli ampollosi ed enfatici che peggioravano la comprensione. Insomma a questo punto la sensazione è che, come la Befana, anche Armunia abbia portato una calza piena di carbone. C'è solo da sperare che tale sensazione venga cancellata dai ben venticinque spettacoli che sono stati programmati. L'au. spicio è che siano più comprensibili della presentazione che gli hanno fatto i programmatori.

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