Proteste
Fedelpol, senza stipendio da tre mesi
Oltre 60 dipendenti non riscuotono da ottobre. L’allarme della Uil: «Le banche negano il credito, incontreremo l’Abi»
ROSIGNANO. Oltre sessanta lavoratori senza stipendio dalla metà di ottobre. A lanciare l’allarme sul “caso Fedelpol” è la segretaria della Uiltucs Toscana Costa, Sabina Bardi, che sottolinea come «dagli ultimi mesi del 2014 le banche non fanno credito, ed ecco che l’azienda non retribuisce i dipendenti»:
La Fedelpol, istituto di vigilanza privata con sede a Livorno (fino a due anni fa la sede era a Rosignano Marittimo), impiega oltre sessanta agenti, tutti residenti tra Cecina, Rosignano e Livorno. A fine 2013 l’azienda è stata travolta da un’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto dell’allora titolare, coinvolto in un’inchiesta su appalti pubblici, riciclaggio e collegamenti alla camorra che ha preso il via da Caserta.
«A partire dal dicembre di due anni fa - dice Bardi - l'inchiesta per concorso in associazione mafiosa, poi i due anni di amministrazione giudiziaria e il costante calvario del personale, in tutto questo tempo i pagamenti degli stipendi sono stati a singhiozzo, senza date certe. A fine dicembre scorso i dipendenti dovevano ancora ricevere gli stipendi di ottobre, novembre e tredicesima». Una situazione che per gli agenti della Fedelpol sta chiaramente diventando pesante da sostenere. «Ci appelliamo alle istituzioni - prosegue la rappresentante della Uiltucs -, dal Comune, alla Camera di commercio, ma anche alla Confindustria e a Confcommercio, perché si interessino a questo caso». Il rischio è che oltre 60 dipendenti rimangano senza lavoro da un momento all’altro. Le associazioni sindacali, vista la situazione di emergenza, si rivolgeranno al Prefetto.
«Il settore della vigilanza - spiega Giordano Fioretto della Filcams Cgil - è molto particolare anche per organizzare eventuali scioperi o proteste. Chiederemo l’avvio di un tavolo prefettizio per fare il punto sulla vicenda, ma il problema è che l’azienda, nelle condizioni attuali, non può essere venduta né dichiarare fallimento, quindi è difficile capire anche il destino dei lavoratori».
Il problema più stringente, secondo i rappresentanti sindacali, sta nel fatto che gli istituti di credito, da alcuni mesi, hanno chiuso i rubinetti. «Ci risulta - spiega Fioretti - che Fedelpol nel 2013 avesse una perdita d’esercizio di 1,7 milioni, che nel 2014 si è ridotta a 718mila euro e la previsione per il 2015 è un ulteriore calo a 400mila euro». Un’azienda che, visti i numeri, sembrerebbe in ripresa. «Il fatto è che le banche - termina Fioretto - non fanno più credito».
«Quei soldi - insiste Bardi - servivano per pagare gli stipendi, ecco che i dipendenti sono al lavoro ma devono ancora riscuotere mezzo mese di ottobre, novembre, dicembre, la tredicesima e anche sul mese di gennaio ci sono incertezze».
La Uiltucs ha deciso di coinvolgere gli istituti di credito. «Come Uil - termina Bardi - chiederemo un incontro con Abi Toscana (associazione banche italiane), per far presente la gravità della vicenda».(a.c.)
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