Finanza
Edison, il rigassificatore e i molti punti interrogativi
Nella variante al progetto sparisce lo spostamento dello stoccaggio di etilene: previsto l'attracco di metaniere, bettoline e un terminal per le autocisterne
ROSIGNANO. Definitivamente bocciato nel 2009 dalla Regione Toscana, che giocò le sue carte sulla piattaforma Olt di Livorno (il rigassificatore offshore, 11 anni di iter e oggi in difficoltà per la latitanza di carichi), il progetto per un terminale di lavorazione del gas naturale a Rosignano torna alla ribalta con la presentazione da parte di Edison Spa, il 18 dicembre, di una revisione alla Variante Progetto Rosignano.
Un progetto chiuso a giugno 2015 che cambia totalmente volto rispetto all'originario, che incassò la Via (valutazione impatto ambientale) nel novembre 2010. Primo, perché non prevede più il collocamento dello stoccaggio di etilene dentro il perimetro della fabbrica Solvay. Dunque, non si libera Pietrabianca-San Gaetano, dalla presenza industriale, tagliando di fatto ogni possibilità di sviluppo turistico dell'area. Secondo, perché prevede una stazione di caricamento di Gnl (gas naturale liquido) su autocisterne nella superficie dell'impianto ed un allungamento del pontile Solvada di 430 metri che permetterebbe, oltre all'attracco di metaniere, anche quello di bettoline. Ed in previsione c'è la possibilità di attrezzare - si legge nel progetto - anche una pensilina di scarico per vagoni ferroviari.
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Indubbiamente Edison gioca al rialzo, cambia volto al rigassificatore e si cautela sul fronte approvvigionamento (oltre via mare anche via terra). Solvay, partner nell'ipotesi originaria con British Petroleum, guarda con interesse anche a questa variante. Avere gas per alimentare le due turbogas Rosen e Roselectra ed abbattere i costi energetici con la scadenza del Cip 6 nel 2016 è un elemento essenziale per la multinazionale. Poi c'è il territorio con cui fare i conti, la comunità rosignanese, il comune, le associazioni e le forze politiche. Per ora si sono espressi soltanto i 5 Stelle, bocciando drasticamente anche la versione corretta del rigassificatore. E Medicina Democratica, nettamente contraria. Il sindaco Alessandro Franchi è cauto. Dice che il progetto deve essere vagliato dagli uffici ed annuncia un imminente incontro con Edison per chiarimenti. Intanto, però, la telenovela rigassificatore torna in onda con una nuova inattesa puntata. Giovedì 7 gennaio la variante Edison è stata pubblicata sul sito del Ministero dell'Ambiente. Siamo in grado di spiegare meglio in cosa consiste.
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Ricevimento Gnl - Gli impianti di ricevimento delle metaniere che trasportano Gnl sono in testa al pontile, la cui lunghezza di 1,7 km sarà incrementata di circa 430 metri con una seconda piattaforma di accoglienza. Quattro bracci di scarico sono progettati per scaricare dalle navi 3000 metri cubi l'ora di Gnl ciascuno, che significa uno scarico totale massimo di 12.000 mc l'ora. Tenuto conto del tempo iniziale necessario per stabilire il massimo flusso e della riduzione di flusso per l'operazione di scarico, per scaricare una metaniera da 140.000 mc occorrono circa 12 ore.
Il terminale di stoccaggio e rigassificazione - Avrà una capacità di 8 miliardi di Sm3/anno, localizzato nel perimetro sud del complesso industriale Solvay su una superficie di 14 ettari, in un'area già adibita a stoccaggio combustibili. Nel sito saranno installati due serbatoi di stoccaggio da 160.000 mc l'uno. Si tratta di serbatoi a doppia parete: la prima interna in acciaio al 9% nichel abbinato, la seconda più esterna, in calcestruzzo armato e precompresso di tipologia criogenica.
Navi e bettoline - Considerata l'estensione del pontile, potrà accogliere metaniere di taglia fino a 140mila mc ed il carico di bettoline bdi taglia attesa variabile da 1000 a 10.000 mc. E' previsto un traffico di metaniere di grande taglia di circa 100 navi all'anno e 35 bettoline all'anno.
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Tubazioni carico-scarico-ricircolo - L'invio del Gnl dalla piattaforma sul pontile ai serbatoi di stoccaggio avverrà attraverso tubazioni criogeniche. Due linee attraverso le quali le pompe a bordo delle navi spediscono gnl ai serbatoi a terra, una linea attraverso cui durante la fase di scarico il vapore espulso dai serbatoi di stoccaggio viene rinviato alle cisterne della nave. Il percorso delle tubazioni si snoda dalla piattaforma di attracco per le metaniere, corre parallelamente al molo Vittorio Veneto e prosegue verso il villaggio del pontile. Da qui le linee seguono il tracciato delle tubazioni Solvay esistenti verso lo stabilimento, attraversano l'Aurelia, la ferrovia Livorno-Civitavecchia ed il fiume Fine. L'ultima parte delle condotte criogeniche evita l'impatto con la nuova area golenale relativa al progetto di messa in sicurezza del fiume Fine. La lunghezza delle linee dalla piattaforma di scarico fino ai serbatoi di stoccaggio è di 5450 metri di cui 2150 sul pontile e 3300 a terra.
Caricamento su autocisterne, bettoline e in futuro vagoni ferroviari - Le autocisterne avranno dimensioni di 50 metri cubi ed il caricamento potrà essere effettuato 24 ore su 24 6 giorni su 7. E' previsto un caricamento marittimo su bettoline mediante stacco dalle tubazioni in testa al pontile. Il terminale predisporrà spazi per una futura stazione di caricamento treni.
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Punti interrogativi. Sotto il profilo della ricaduta ambientale questa variante presentata da Edison è peggiore del progetto del 2005. Perchè cancella lo spostamento dello stoccaggio di etilene da San Gaetano dentro alla fabbrica lasciando un’ipoteca industriale su un’area a mare con un potenziale turistico non indifferente. Sul piano industriale Edison ne evidenzia “significativi benefici” consistenti essenzialmente nel “rilevante recupero delle frigorie di rigassificazione, riduzione della temperatura di scarico, riduzione del carico termico delle torri di raffreddamento e riduzione del prelievo di acqua dolce, miglioramento dell’efficienza della sodiera mediante il controllo della temperatura di ingresso del’acqua d mare». Per Solvay - da sempre allarmata dei costi dell’energia, sarebbe un’opportunità importante.
C’è solo da capire, dopo una generale euforia di 10-15 anni fa quando si scatenò una “corsa al gas” con la presentazione di una decina di progetti per rigassificatori lungo lo stivale, oggi in pieno raffreddamento e con solo 3 impianti funzionanti (Panigaglia della Snam, Rovigo di ExxonMobil con Edison e l’offshore di Livorno che però stenta a rifornire la rete) Edison torna all’attacco. Segno che crede in questo progetto, sebbene solo tre anni fa l’ad dell’Eni Paolo Scaroni parlasse dei rigassificatori come di “un treno già perso”, ipotizzando un’integrazione con le reti europee. E perché Edison corregge il progetto cancellando la delocalizzazione dell’etilene? Una manovra per capire fino a quando le istituzioni locali possono accordare? Di certo c’è che la partita del gas che sembrava ormai sepolta, si riapre di colpo. E farà discutere.
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