Il Tirreno

Incursione dei ladri Un’ora fuori da casa e ritrovano l’inferno

di Manolo Morandini
Incursione dei ladri Un’ora fuori da casa e ritrovano l’inferno

Il colpo nell’abitazione del fotografo Gianfranco Ronconi Il suo sfogo viene affidato alla forza delle immagini

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CECINA. Esce di casa alle 19. Fuori piove ed è buio. Appena un centinaio di metri. Tanto dista la casa dal negozio del padre, il fotografo Gianfranco Ronconi. Ed è lei l’ultima ad aver visto le stanze in ordine, con i mobili e i quadri al loro posto. Tutto cambia in meno di un’ora. Qui San Pietro in Palazzi, via Aurelia. Dalla sera del 2 gennaio è mutato soprattutto lo stato d’animo del signor Gianfranco, di sua moglie e dei suoi figli. Un crescente senso di insicurezza mista a uno stato di rabbia impotente. L’incursione dei ladri stravolge tutto. E tutto finisce sottosopra. Nessuno che abbia visto o sentito i colpi di mazza con cui hanno scardinato la cassetta di sicurezza. Il fatto è stato denunciato ai carabinieri. «Nello stesso giorno in città di episodi analoghi ne sono successi altri quattro», dice Ronconi.

Da fotografo professionista Gianfranco Ronconi prima che alle parole affida il suo stato d’animo alle immagini. «Chi ha agito sapeva come muoversi – dice –. Hanno aspettato che mia figlia uscisse di casa. E sicuramente qualcuno è rimasto in strada a fare da palo. Sono scappati lasciando due stanze da buttare all’aria. Evidentemente hanno visto mia figlia che con la madre stavano rientrando verso casa dal negozio e si sono dileguati».

Nessuna traccia utile. Sul posto non sono stati lasciati indizi di rilievo dai carabinieri. In quell’ora di assenza da casa i malviventi hanno spostato e gettato a terra mobili e suppellettili. Preso a colpi di mazza la cassetta di sicurezza. Gettato a terra quadri e libri. Svuotato cassetti. Frugato tra gli abiti e le scatole delle scarpe. «Una ricerca frenetica della cassaforte che non abbiamo», sottolinea Ronconi. Che aggiunge: «Nella cassetta di sicurezza, che sono riusciti a forzare, hanno trovato alcuni Buoni postali ma nessun altro oggetto di valore. Non abbiamo mai avuto l'abitudine di acquistare gioielli. E le uniche due collane rubate sono due fili di perle che avevo regalato a mia moglie e che non ha neppure avuto il modo di indossare».

La dinamica è nei segni lasciati sul percorso seguito dai ladri. Entrano dal cancello che affaccia sulla via Aurelia. E da lì un percorso di tre metri per raggiungere l'ingresso di casa.

«Non abbiamo la porta blindata e neppure una particolare chiusura. È stato sufficiente un piede di porco con cui fare leva per entrare in casa». Il proprietario di casa non ha dubbi: «Dovevano essere almeno in tre, più uno in strada a fare da palo. Ne sono certo perché hanno spostato un armadio quattro stagioni dalla parete che solo per rimetterlo al suo posto lo abbiamo dovuto spostare in quattro. Peserà almeno 400 chili». Ed è quello lo schermo alla vista della cassetta di sicurezza. «Lo hanno dovuto spostare altrimenti non avrebbero potuto lavorare a colpi di mazza per forzare la cassetta».

Il bilancio dell’incursione dei ladri, quello materiale, è quasi per intero dovuto ai danni per la casa messa a soqquadro. La refurtiva in sé è davvero poca cosa a fronte del rischio corso. «Non abbiamo l’abitudine di tenere contanti in casa e come oggetti in oro abbiamo solo la fede del matrimonio che sia io che mia moglie teniamo al dito», dice il fotografo.

Il film dell’accaduto lo ricostruisce in una manciata di immagini che pubblica sulla bacheca del suo profilo Facebook. «Questa dei furti nelle abitazioni è una storia quotidiana ed è giusto far conoscere alle persone ciò che accade in città – conclude Gianfranco Ronconi –. Non si tratta dell’azione di qualche balordo ma di bande organizzate. Chi entra nelle case si sente sicuro e in qualche modo tutelato. Del resto, quando riescono ad acciuffarli nel giro di poco tempo tornano in strada, liberi di riprendere a delinquere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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