Sicurezza
«Non vedo interventi a lungo raggio» Barabino boccia Lippi
Il capogruppo di Forza Italia impegnato nel team regionale di Stefano Mugnai: «Stiamo ricostruendo il partito»
CECINA. A luglio scorso Paolo Barabino ha lasciato l'incarico di segretario provinciale di Forza Italia ed è entrato nel team regionale di Stefano Mugnai, ex candidato governatore, come responsabile degli enti locali. Una scelta che l'ha portato a smarcarsi dalle posizioni dell'ex ministro Matteoli, suo primo mentore. Al ruolo in regione affianca quello di capogruppo consiliare nel comune di Cecina, per il secondo mandato consecutivo.
Dalla provincia alla regione, all'interno di un partito che però è sempre più assente. Anche a Cecina.
"No, perché assente? C'è un nuovo coordinamento regionale, con l'intento di riorganizzare il partito sui territori, aprendo a presenze qualificate. In tutte le province della Toscana ci sono nuovi coordinamenti. A Livorno mi è subentrata Maristella Bottino, con una giunta di persone competenti: cito Gianluigi Palombi, dirigente medico dell'Asl 6 all'Elba, il manager privato Davide Pini, l'avvocato Davide Lera. A Cecina abbiamo chiuso la sede per ragioni economiche, visto che ci autofinanziamo, ma non escludo di riaprirla. Abbiamo una nuova coordinatrice locale: la Bottino ha nominato Chiara Tenerini, già candidata con me alle regionali. Abbiamo organizzato una cena di Natale a cui hanno partecipato molti sostenitori, alla presenza di Mugnai e della portavoce del presidente Berlusconi Deborah Bergamini".
Quindi sta lavorando alla ricostruzione del partito.
"Sì. E i risultati sono incoraggianti. Anche in Regione siamo il punto di riferimento per l'opposizione. Diciamo che antropologicamente siamo avversari del Pd, e gli unici in grado di contrastarne l'egemonia in Toscana, ma siamo consapevoli che questo può avvenire solo in presenza di un centrodestra unito o di liste civiche allargate in cui Forza Italia rappresenti il riferimento principe, per un cambiamento con forze responsabili. Laddove questo si è concretizzato abbiamo vinto e dato vita a buone amministrazioni, penso ai comuni di Altopascio, Pietrasanta, all'Elba. Dove invece hanno vinto i 5 Stelle, come a Livorno, l'esperienza è negativa, basti pensare al caso Aamps" .
Ma Forza Italia non è un partito unito, e anche in Toscana il centrodestra ha varie e litigiose anime.
"Siamo un partito liberale e le diversità interne non ci spaventano, sono diversità di opinioni. Ma le diversità si devono discutere all'interno e fare sintesi all'esterno. Io non amo le polemiche sulla stampa".
Questo è un problema di tutti i partiti, che non sono più i vecchi punti di riferimento. Devono fare i conti col civismo e l'antipolitica.
"Io però girando per la Toscana ho trovato un ritorno al partito, una voglia di partito. L'importante è che ci siano riferimenti validi, come ad Arezzo, dove abbiamo vinto nella patria del renzismo. Ora c'è la partita di Grosseto, e possiamo far bene"
Non teme i 5 Stelle?
"Il civismo è un voto di protesta, ma non affiderei il futuro delle nostre comunità a candidati di 30 - 40 anni che non hanno fatto niente nella vita, secondo i requisiti dei candidati grillini. L'elettore che vuole cambiare in modo responsabile non si affida all'antipolitica. Dove il centrodestra è unito vince. Se invece facciamo il festival delle vanità come alle comunali 2014 di Cecina le cose cambiano".
Ecco, Cecina. Si sente stretto all'opposizione in consiglio comunale?
"Stretto no, certo a volte ho dovuto zittire alcuni consiglieri, perché non si può parlare quando non si sanno le cose, la politica è ricerca di competenza".
Si dice che si stia preparando per le regionali, o comunque per traguardi più ampi, extracomunali.
"È assolutamente prematuro. Con Mugnai stiamo cercando di riorganizzare il partito e in Toscana vedo ambienti virtuosi. Mi piace creare, altrimenti non avrei accettato di correre per la Regione”.
Un anno e mezzo di opposizione alla giunta Lippi: che voto si dà e dà al sindaco?
"La situazione di Cecina mi preoccupa perché vedo il sindaco condizionato dall'ottenere consensi immediati. Ha detto di aver speso 4 milioni di euro, dimostrando che se si hanno i soldi si possono spendere. Ma se li è ritrovati dalla vendita delle farmacie, un atto deciso dalla giunta Benedetti, mentre il milione 300mila euro svincolati al patto di stabilità, in realtà sono un anticipo sul prossimo bilancio, da cui dovrà detrarli".
Non doveva spenderli?
"Io vedo che gli interventi sono tutti nell'immediato, non mi sembra che Lippi guardi al futuro, ha detto di essere un sognatore pragmatico mi pare, ma dov'è la programmazione? Le scuole: ha fatto le reti in fretta, ma già era stato realizzato un intervento alle Boschetti Alberti nella passata legislatura, allora quell'intervento non serviva o è stato fatto male. Ora in bilancio ci sono soldi per le fondamenta delle scuole, è tornato indietro... E poi 55mila euro per un'area per cani in via Roma dove è previsto un recupero edilizio nell'area Carlevaro. Ha messo i sampietrini in centro ma non parte un cantiere edilizio, ha smembrato l'ufficio".
Non salva niente?
"Non mi sembra che Lippi abbia intercettato tematiche importanti: dal porto all'urbanistica, la cittadella per la nautica che sta per scadere, la Magona. E ora l'erosione al tombolo sud, in gravi condizioni, il nostro Colosseo. E poi c'è un Pd commissariato, il timore è che Cecina non sia presente ai tavoli importanti. In Regione la riforma della sanità, che non ha tenuto conto delle liste d'attesa, fatta solo per evitare il referendum, riparla di ospedali doppioni, rischiando di far fallire il progetto di ospedale in rete. In campagna elettorale Rossi non è mai venuto pubblicamente a Cecina, qualcosa vorrà dire. Spero che il Pd cecinese possa incidere in Regione, perché Piombino ha la Velo e Anselmi e Livorno vede Cecina come un elemento di disturbo".
Sulla sanità lei si è trovato a volte sulle stesse posizioni di Lippi. Cosa pensa dell'intesa col comitato pro ospedale di don Reno? E della frantumazione di comitati, quello referendario e un terzo annunciato?
"Capisco Lippi, ma il comitato lo capisco meno".
Perché?
"I rappresentanti delle istituzioni devono portare le istanze dei comitati, se non ci sono secondi fini la sanità deve aggregare non diventare un campo di battaglia, o un contenitore dove pescare per scopi elettorali".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
