Sicurezza
«Allarme lupi, capire come contenerli»
Il veterinario sul caso dei cani dilaniati sotto Miemo: «Nessun altro animale può fare quello scempio»
RIPARBELLA. «Non esiste un altro animale che sia in grado di ridurre in quel modo un cane». Marco Melosi, presidente dell’ordine dei veterinari della provincia di Livorno e presidente dell’Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) non ha dubbi. Secondo la sua esperienza le due carcasse dei segugi ritrovate nei boschi di Miemo dai padroni, che hanno cercato i loro animali per un’intera notte, portano chiaramente i segni dell’attacco dei lupi. Animali che, stando alle sue considerazioni, non rappresentano un rischio per l’uomo. «Va detto che in genere - riflette - cacciano in zone isolate e durante la notte. Per chi va a passeggio con un cane al guinzaglio credo non ci siano problemi. Invece per i cani da caccia, che vengono liberati alla ricerca di prede, il rischio lupi è evidente».
Roberto Belli e Sorgi Gennai, i due cacciatori di Riparbella che la mattina di lunedì 28 dicembre hanno trovato le carcasse di due dei loro segugi ne sono la prova. «Li hanno divorati - raccontano- lasciando solo la testa. Mai avevamo visto ridurre un cane in quelle condizioni».
«Anche se un cane dovesse attaccare un altro cane - prosegue Melosi - non lo spolpa nel modo in cui sono stati ridotti i due segugi. Al massimo lo uccide e lo lascia lì, intatto. Invece le carcasse trovate mostrano chiaramente che la testa è rimasta intatta, e sembra che il cane sia morto da pochissimo, invece il corpo è stato ridotto all’osso».
Melosi, che non nasconde la sua preoccupazione per il fatto di una presenza sempre più invasiva dei lupi, assicura che «non è la prima volta che vengo a conoscenza di casi del genere. Ogni volta che mi portano i cani da caccia a curare, negli ultimi mesi, i cacciatori mi raccontano di avvistamenti di lupi, e di un comportamento anomalo dei cinghiali, che sembra tendano a restare più raggruppati. È chiaro che il motivo è da ricercare nella necessità di difendersi dai lupi».
Il presidente dell’ordine livornese dei veterinari ipotizza anche il motivo dell’incremento dei lupi. «In passato i lupi avevano un predatore naturale, ossia l’orso. E nel secolo scorso il controllo di questa specie era fatto dall’uomo. La Regione Toscana sta facendo una campagna per salvaguardare i lupi, dato che fino a una decina di anni fa se ne vedevano davvero pochi. Credo però che l’incremento registrato negli ultimi anni debba far riflettere su come si potrà effettuare un controllo del numero dei lupi. Nel grossetano ci sono molte segnalazioni, e i pastori hanno grossi problemi».
Anna Cecchini
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