Il Tirreno

L’ultimo saluto con le sue auto

L’ultimo saluto con le sue auto

Una folla commossa al funerale del pilota 42enne La benedizione spostata in chiesa per accogliere tutti

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ROSIGNANO. Una folla commossa si è riunita ieri pomeriggio attorno alla famiglia di Giacomo Bicchielli. Il pilota 42enne che domenica sera ha perso la vita in un tragico incidente dopo aver partecipato al rally del Ciocchetto, a Castelvecchio Pascoli. Tanti amici, tanti ragazzi con gli occhi lucidi dalle lacrime si sono ritrovati nel primo pomeriggio alla camera mortuaria del cimitero di Rosignano Marittimo. Un'intera comunità sotto choc ha pianto un uomo che negli anni era diventato un punto di riferimento per il mondo delle quattro ruote. La benedizione del feretro era prevista all'interno della piccola cappella ma alla fine è stato deciso, visto l'alto numero di persone giunte per dare a Giacomo Bicchielli un ultimo e caloroso saluto, di celebrarla nella chiesa del borgo di Marittimo. Il paese dove vivono i genitori mentre lui da pochi anni si era trasferito con la compagna a Collemezzano. Ad attenderlo due Peugeot, una bianca ed una nera, con le quali correva. Due auto simbolo della passione che coltivava da oltre 20 anni e che lo aveva portato a fondare il suo team, il “106 Racing”. «Quando un fatto così tragico – ha spiegato Don Federico durante l'omelia – avviene in questo periodo, durante i giorni di festa, il dolore è ancora più forte. Non c'è una risposta al perché di una morte così violenta ed improvvisa, un rimedio che cancelli un dolore così grande». «L'unica cosa che possiamo fare – ha detto rivolgendosi ai presenti nella chiesa – è andare avanti, correre. La corsa, la passione che aveva Giacomo è una metafora della vita. Giacomo sapeva che non ci si ferma, che si cammina e che si corre sempre. Dobbiamo quindi continuare a correre anche per lui».

Per un pilota dallo sguardo buono, sempre gentile e aperto con tutti. Con la famiglia, con gli amici e con i compagni di squadra. Con tutti gli appassionati di rally che ieri pomeriggio a Rosignano Marittimo non lo hanno lasciato fino all'ultimo. Fino a quando, terminata la benedizione di Don Federico, il feretro è stato accompagnato dall'uscita della chiesa al carro funebre. Accompagnato da forti sgasate delle sue due Peugeot 106, dai fari da gara e dalle quattro frecce delle auto accese. Da un ultimo, lungo, commovente applauso ad un campione di sport e di vita. Infine il rientro al cimitero di Marittimo da dove oggi ripartirà per essere portato a Livorno per la cremazione.

Un corteo di auto, di clacson, di ricordi e di emozioni. Di lacrime e di dolore. «Un dolore troppo forte – ha detto ancora Don Federico – al quale si aggiunge un senso di vuoto, di rabbia interiore. Per il quale non si trovano le parole e per il quale, forse, è più efficace stare in silenzio». Lo stesso silenzio che ha accompagnato tutta la benedizione. Interrotto solo da quei suoni assordanti delle due auto tante amate da Giacomo Bicchielli. Quelle sgasate che hanno portato gli amici indietro con la memoria. Ai giorni spensierati e felici. Giorni di corse e di gare «durante i quali - hanno ricordato – se c'era qualcuno in difficoltà trovava sempre il modo per dargli una mano».

Elisa Pastore

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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