Il Tirreno

Tre uomini e una casa: la coabitazione per uscire dal disagio

di Manolo Morandini
Tre uomini e una casa: la coabitazione per uscire dal disagio

Cecina, al via il progetto sperimentale "Cohousing per uomini soli" del Comune. Le persone individuate dal servizio Sociale dell’Azienda sanitaria saranno seguite anche dalla rete del volontariato

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CECINA. Spazi comuni senza rinunciare alla propria autonomia. Cecina si mette in gioco. Parte la prima sperimentazione di cohousing per uomini soli: che si trovano in una situazione di forte disagio socio-economico e per i quali non sono attivabili i tradizionali interventi di emergenza abitativa. Anziani o ultra cinquantenni che hanno perso il lavoro che dividono lo stesso tetto, ma mantengono la propria indipendenza.

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Il progetto è sperimentale, ma ha dalla sua più di un punto di forza. Il più evidente: si sistemano più persone, sfruttando al meglio il patrimonio di case pubbliche. Lo spazio individuato per è l’ex casa del custode del cimitero comunale, in via della Rimembranza. «Partiamo con tre uomini che per i servizi sociali hanno i requisiti per accedere a questa forma di sostegno e che da parte loro si sono resi disponibili a condividere gli spazi di vita con altri – dice l’assessore alla Qualità della vita Giovanni Salvini –. Per gli uomini soli e in situazione di disagio sul nostro territorio fino ad oggi non c’era alcuna struttura dedicata. Mentre per le donne c’è il Centro di aiuto alla vita».

L’apertura dell’appartamento è imminente. «Stiamo completando le procedure per gli allacci delle utenze», dicono dagli uffici del Comune. La previsione è che gli uomini si possano stabilire nella casa all’inizio dell’anno. Ma potrebbe accadere anche prima di Natale. «Tutto all’interno è pronto e pulito. Le stanze sono state arredate con dei mobili messi a disposizione da due famiglie che hanno liberato altrettanti alloggi popolari. Ed è un gesto di solidarietà da evidenziare».

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L’identikit dei tre inquilini. Adulti e anziani senza una famiglia e una rete sociale da poter attivare. Senza un lavoro e che attualmente si trovano in sistemazioni provvisorie. Stanno in questi confini le storie delle persone che si sono rese disponibili a condividere l’appartamento. «Si tratta di un’esperienza che deve essere costruita – dice l’assessore Salvini –. Saranno supportati non solo dai servizi sociali ma anche da una rete di volontari a cominciare dall’Auser. E c’è un progetto di accompagnamento per ciascuno di loro. Dovranno misurarsi anche nella gestione quotidiana degli spazi e delle mansioni». L’appartamento si presta allo scopo perché ciascuno avrà una sua camera, mentre la cucina e il bagno saranno condivisi. «Stare da soli aumenta le difficoltà – conclude Salvini –. Hanno l’occasione di riscoprire una dimensione di comunità, quella che oggi hanno perso. E che passa anche dal collaborare alle mansioni domestiche e dal rispettare orari ed esigenze degli altri».

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