Il Tirreno

Più di mezzo secolo a vendere le scarpe e adesso la pensione

Chiude lo storico negozio di Giuliana Marabotti e Virio Vanni Tra gli episodi i saldi del 1982 affidati a due banditori d’asta

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CECINA. Una manciata di giorni ancora e il negozio di scarpe Valleverde a Palazzi aprirà per l’ultima volta. Il 31 dicembre, dopo 55 anni di attività, Giuliana Marabotti e Virio Vanni saluteranno i clienti per la meritatissima pensione. Peccato, perché l’attività, che ha sede sull’Aurelia davanti al bar dell’Arci, è un capitolo di storia di questa città e un punto di riferimento per chi, arrivato da fuori, ha sempre trovato cortesia e competenza.

È passato il tempo, ma i titolari non sono mai cambiati, accompagnando la gestione familiare al marchio stampato sulle scatole arancioni. «Abbiamo aperto nel 1961 – dicono i signori Virio, 82 anni, e Giuliana, 74 – nel fondo davanti a questo, ma dal 1972 ci siamo trasferiti qui a vendere le calzature. All’inizio avevamo varie marche per uomo, donna e bambino, poi dal 1969 si è aggiunta Valleverde e dal 2000 siamo monomarca. Chiudiamo con rammarico, perché i giorni sono volati via. Oltre all’età, che non nascondiamo, c’è la crisi. Ci dispiace, perché ai clienti siamo affezionati, e loro a noi. Gente di famiglia, con cui si prende volentieri un caffè quando passano, guardano la vetrina ed entrano».

Un altro mondo. O meglio, uno stile di vita diverso, semplice e diretto, rispettoso e schietto. Niente a che spartire con il mordi e fuggi di oggi, le grandi catene commerciali, i rapporti personali quasi inesistenti. A bottega, come si diceva una volta, l’atmosfera è diversa. «Io voglio godermi la casa – afferma Giuliana – perché ci sono stata poco. Virio, invece, curerà il giardino. Siamo marito e moglie e sappiamo che, per tutti, arriva il momento di smettere. Va bene così, lo accettiamo senza problemi e andiamo avanti, senza dimenticare le soddisfazioni che abbiamo avuto».

Via ai ricordi, perché in mezzo secolo e oltre non sono mai mancati. Un giorno di metà anni ‘80, entrò una signora con un grande cappello. Si guardava attorno incuriosita. Giuliana non faticò a riconoscerla. «Era l’attrice Dalila Di Lazzaro – ricorda – che si complimentò con e prese un paio di mocassini». Niente a che vedere, però, con il figlio di un notaio parigino in vacanza al villaggio dei francesi alle Gorette. Il ragazzo, siamo alla fine degli anni ‘70, era ricco ed eccentrico, ma molto educato. Prese dieci paia di scarpe e spese 800.000 lire, per l’epoca una fortuna. Ai titolari luccicano gli occhi. «Non dimenticheremo mai – commentano a una voce – la svendita del febbraio 1982, che affidammo a due battitori d’asta livornesi, Nilo Santucci e Pino Barbera. Un successo clamoroso: per due settimane vedemmo la gente in fila davanti alla porta, con le guardie a dirigere il traffico. Vuotammo il magazzino, con i clienti pronti a contendersi ogni modello».

Insieme alla figlia Stefania, hanno visto crescere centinaia di ragazzi e ragazze, e conosciuto almeno tre generazioni, divertendosi a raccontare loro aneddoti e storie. «L’euro – concludono – ha cambiato il commercio, la crisi ha inciso sulle vendite in ogni settore». È la fotografia dei tempi in cui viviamo. Il signor Virio, come se non bastasse, è stato ambulante di calzature fino al 1996, dividendosi tra due attività. Dal primo gennaio 2016, si godrà con la consorte la casa e il giardino.

Michele Falorni

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