Il Tirreno

Diretta streaming, ancora niente di fatto

Il caso. Guerra di mozioni in consiglio comunale. Barabino contro Lippi e il Pd: «Atteggiamenti da bimbi»

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CECINA. Ancora niente di fatto sulla diretta streaming del consiglio comunale di Cecina. Argomento su cui da mesi si registra una guerra tra gruppi consiliari che non trova una sintesi. Non ha fatto eccezione l’ultima seduta, lunedì sera. In discussione la mozione della “strana coppia” Barabino-Stefanini: da un lato il capogruppo di Forza Italia, dall’altro il consigliere dissidente del Pd, uscito dal gruppo di maggioranza dopo le dimissioni dell’assessore Giamila Carli, fondando il gruppo “Per Cecina”. La loro mozione chiedeva l’introduzione della diretta streaming del consiglio e la creazione di un archivio on line. Il gruppo democratico ha presentato una mozione incidentale, che alle richieste dei firmatari della prima mozione introduceva anche l’esigenza di estendere la diretta alle commissioni consiliari e di lavorare ad un regolamento sulla materia.

Dovevano essere votate entrambe, ma è finita in una bolla di sapone. Ritirata la prima mozione, è caduta da regolamento anche la seconda (perché appunto incidentale).

È infuriato Barabino. «Mi sembra veramente un atteggiamento incredibile - commenta il capogruppo di Forza Italia - quello del Pd e del sindaco Lippi in particolare, che ha gestito l’intera vicenda in prima persona solo per far cadere la mozione perché portava la firma di Stefanini».

In consiglio la discussione è andata avanti a lungo, con momenti di sospensione, scontri verbali e ricerche di chiarimento. Che non c’è stato. Barabino sarebbe stato disposto a votare l’altra mozione a patto che la maggioranza votasse la sua. «Quando i consiglieri del Pd hanno detto che non avrebbero votato la prima mozione, allora con Stefanini abbiamo deciso di ritirarla - dice - ma lo sottolineo: un atteggiamento del genere va a discapito del consiglio e della città. Siamo di fronte a reazioni da un lato da bimbi e dall’altro di un uomo solo al comando, il sindaco, che quando non riesce a gestire qualcosa cerca di metterci, come in questo caso, il cappello. Senza alcuna considerazione per il ruolo del consiglio comunale, chiamato solo a ratificare le decisioni di giunta. Non è così che si amministra. Lippi mi ha accusato di essermi intromesso nel suo partito, che cosa significa? Se su alcune questioni si registrano delle convergenze tra forze diverse non è certo il sindaco che deve imperdirlo. Non so se è un caso, ma in sala c’era Mirabelli, uno dei commissari del Pd di Livorno». (m.m.)

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