Il Tirreno

Il salvataggio della ex popolare

La Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio S.C.,o brevemente Banca Etruria dal 22 novembre 2015 in liquidazione coatta amministrativa, è stata una banca popolare dal forte presidio territoriale nel...

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La Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio S.C.,o brevemente Banca Etruria dal 22 novembre 2015 in liquidazione coatta amministrativa, è stata una banca popolare dal forte presidio territoriale nel Centro Italia, con sede ad Arezzo fondata nel 1882 con il nome di “Banca Mutua Popolare Aretina” e con una base azionaria di oltre 62.000 soci.E’ stata commissariata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, con decreto n. 45 dell'11 febbraio 2015, su proposta dalla Banca d'Italia ed è stata posta in amministrazione straordinaria per un debito di 526 milioni di euro. Il giorno succesivo la liquidazione, il 23 novembre scorso, è stata rifondata come Good Bank, con la nuova denominazione di Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio S.p.A., in breve Nuova Banca Etruria, con la "parte buona" della vecchia banca senza più essere una popolare. Le perdite sono finite nella bad bank. A ripianare però sono alcini clienti. In base ad un’operazione figlia del cosiddetto “bail-in”, la nuova direttiva europea che prevede il salvataggio degli istituti di credito coprendo le perdite con i capitali degli azionisti e degli obbligazionisti, adottata da Bankitalia e dall’Unione Europea e ratificata dal governo per riportare a galla l’ente aretino, insieme ad altri tre: la Banca delle Marche, Cassa di Ferrara e CariChieti. Così l’istituto è stato salvato con un capitale fresco di 442 milioni di euro. Scatenando la protesta di 35mila toscani che hanno perso, in media, dai 15 ai 20mila euro.

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