Sicurezza
Il ragazzo con lo sguardo da cerbiatto
Se penso a Enrico mi vengono in mente i suoi occhi. Neri, bellissimi, profondi e molto tristi. Anche quando cercava di reagire, in barba al destino, che nel 1997, a soli 25 anni, gli aveva giocato un...
Se penso a Enrico mi vengono in mente i suoi occhi. Neri, bellissimi, profondi e molto tristi. Anche quando cercava di reagire, in barba al destino, che nel 1997, a soli 25 anni, gli aveva giocato un brutto scherzo, aspettandolo in una tiepida mattina d’autunno, al chilometro 259 della superstrada che da Donoratico va verso San Vincenzo, dove la sua automobile Clio impazzita, lo ha mandato a sbattere dall’altra parte della strada, in un punto privo di guard rail, rendendolo paraplegico. Da allora il “ragazzo con lo sguardo da cerbiatto” ha iniziato una dura battaglia, prima di tutto contro se stesso e poi contro le barriere di un mondo che i disabili li ha sempre considerati cittadini di serie B.... Ostacoli talvolta insormontabili che però non hanno mai spaventato Enrico, che non si è mai sentito una vittima ma un combattente. Uno che non ha voluto pronunciare la parola rassegnazione e che ha messo da parte ogni forma di rabbia, lottando con dignità e costanza, attraverso l’Associazione Toscana Paraplegici della Val di Cornia, di cui è stato insieme ad altri fondatore, non per ottenere compassione ma diritti. Fra le varie battaglie portate avanti, anche quella per un lavoro dignitoso, che non lo facesse sentire un peso per la famiglia e la società, come quello di centralinista che il Comune di San Vincenzo gli aveva offerto e di cui andava fiero. Aveva tanta voglia di vivere Enrico. E tanti sogni ancora da realizzare. Il più grande? Me lo rivelò durante un’intervista a cuore aperto cinque anni dopo il suo incidente. «Se per un miracolo della scienza, un giorno potessi camminare di nuovo – disse Enrico Fedi – vorrei fare subito una corsa sulla spiaggia e un tuffo in mare.... Due cose che mi mancano tantissimo e alle quali penso con malinconia, soprattutto immaginando un ipotetico figlio, perché so che non potrò mai rincorrerlo o rotolarmi con lui nella sabbia».
Maria Antonietta Schiavina
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