Il Tirreno

Addio a Enrico Fedi una vita da paladino a difesa dei disabili

di Paolo Federighi
Addio a Enrico Fedi una vita da paladino a difesa dei disabili

San Vincenzo, stroncato da un malore all’età di 43 anni Per sua scelta nessuna cerimonia prima della cremazione

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SAN VINCENZO. È stata l’ennesima battaglia, questa. Tante quelle vinte. Da quando, a 25 anni d’età, perse l’uso delle gambe in un incidente stradale. Troppi i corpo a corpo per non stancare anche l’uomo più forte. Il nemico, questa volta, l’ha trovato spossato e l’ha attaccato. A Piombino, il 29 novembre, all’ospedale di Villamarina, Enrico Fedi se n’è andato, a soli 43 anni. Una crisi respiratoria, l’ennesima, gli è stata fatale.

«Paolo, vieni che ho da farti vedere due cose». Erano queste, più o meno, le parole delle sue tante telefonate. E via, si parte e si scoprono scenari che a volte neanche avevamo mai preso in considerazione. Enrico Fedi non si è mai rassegnato alla sua condizione di paraplegico, ha denunciato per anni i disagi per i diversamente abili esistenti non solo a San Vincenzo, ma in tutta la Val di Cornia.

Con l’Associazione Toscana Paraplegici, da lui fondata e presieduta, ha aperto agli occhi ai cittadini, agli amministratori pubblici, alla coscienza. Grazie al suo impegno e alla sua ostinazione, abbiamo scoperto le barriere insormontabili della stazione ferroviaria di San Vincenzo, i problemi dell’assenza di parcheggi per disabili in molte zone del paese, l’impossibilità di muoversi per certe strade su una carrozzina, le piazze non a norma e molto altro.

San Vincenzo, grazie ad Enrico, ha avuto la sua spiaggia attrezzata per diversamente abili, con passerelle, bagni e job poi presi varie volte di mira dai soliti ignoti. Dai soliti idioti. Insieme al Comune, Enrico ha dotato anche la piscina del Park Albatros di appositi montacarichi per permettere ai disabili di immergersi e uscire dall’acqua.

Molte decisioni, anche recenti, delle amministrazioni comunali sono giunte attraverso i suo input, come per esempio le passerelle di accesso al mare per i disabili, il rifacimento dei marciapiedi di via del Castelluccio e altre strade, servizi per diversamente abili nelle palestre. Ha aperto gli occhi a tutti sulla vita dei disabili in Val di Cornia, con le sue denunce ha scattato foto chiare, nitide, che la comunità dei cosiddetti normodotati, sempre impegnata a vedere solo i propri problemi, aveva messo da parte quasi come un oggetto smarrito, a tratti come un oggetto di culto da rispolverare quando fa comodo.

Fedi l’ultima barriera non l’ha superata. Restano la sua forza, la capacità di sorridere di sé stesso, la forza di denunciare ciò che non va. Questa mattina la sua salma dalla camera mortuaria di Piombino sarà trasferita direttamente a Livorno per la cremazione.

Un impegno quello di Enrico Fedi che aveva tratteggiato in una sua lettera aperta a Il Tirreno nel 2002. «Molto spesso sento dire delle nuove generazioni che sono prive di valori, di stimoli e di voglia di lavorare – scriveva –. Abbiamo perso i nostri cari nonni che dietro l’ideale politico hanno combattutto due guerre per la liberazione italiana e da tanto tempo i giovani sono sbalestrati. Sono nato nel 1972 e vedo attorno a me tanti giovani spiazzati che stanno riscoprendo sempre più nella famiglia e nelle vere amicizie l’unico vero punto di riferimento». E proseguiva con un consiglio che suonava allora come oggi come un appello. «Un consiglio a tutte le persone: entrate nel mondo del volontariato, scoprirete nuove emozioni migliorando la vostra vita e quella di chi vi circonda – sosteneva –. Dal 1997 a causa di un incidente stradale vivo sulla sedia a rotelle percependo una pensione di 213 euro senza un posto di lavoro. Le medicine costose che mi servono chi le deve pagare? Grazie solo alla mia famiglia posso mangiare, comprare le medicine, rivestirmi, uscire, posso sopravvivere anche se la costituzione italiana prevede ben altro nello specifico di risolvere queste problematiche politiche, economiche, morali, sociali e collettive, che non si risolvono con la scomoda ma elegante eutanasia di chi sogni una vita indipendente e la possibilità di crearsi una propria famiglia».

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