Il Tirreno

Assente dal lavoro da 3 anni, il geometra del Comune si difende

di Manolo Morandini
Una veduta del Palazzo comunale di Castagneto Carducci
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Una veduta del Palazzo comunale di Castagneto Carducci

Castagneto Carducci, parla il dipendente in malattia che dalla Spagna rivendica: «Chiedo di avvalermi di un diritto sancito dal contratto»

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CASTAGNETO CARDUCCI. «È un diritto un po’ sfacciato, ma resta tale. La norma non l’ho inventata io, ma è prevista dal contratto di lavoro del pubblico impiego. E se ho gli estremi per usufruirne deve essermi permesso di farlo». Non ci gira intorno Frabrizio Guarguaglini, è lui il geometra dipendente del Comune di Castagneto Carducci che è convalescente in Spagna. Si è ammalato lì. È accaduto quasi un anno fa, durante un viaggio per far visita alla moglie e la figlia che vivono in una cittadina della provincia di Alicante.

Si sente tirato per la giacca. Additato come furbetto. «Mi pestano i piedi senza motivi validi – dice Guarguaglini –. Già chi è dipendente di un Comune, anche se lavora, è visto come il vagabondo per eccellenza. Una specie di peccato di origine. Ma io non ci sto. Non sono un farabutto, abituato ad andare avanti con gli inganni».

Il nodo che per l’amministrazione comunale sembra impossibile dirimere riguarda la possibilità di una visita fiscale. Gli uffici vorrebbero tanto controllare, ma non sanno come fare. Anche perché questo male lo ha colpito dopo qualche settimana dal suo rientro a lavoro. In precedenza aveva usufruito dell’aspettativa per ricongiungimento familiare all’estero. Uno status che è previsto dal contratto. C’è il sospetto che questa convalescenza all’ombra dei palmeti dove vive la sua famiglia sia un ripiego. E tra i dipendenti comunali l’ipotesi fa talmente rabbia che per sfogarla c’è un corvo che ha messo tutta la storia nero su bianco.

«Non vivo nascosto in Spagna – sostiene Guarguaglini –. Il Comune ha tutti i miei recapiti e quando mando un certificato sa dove venirmi a trovare. Sicuramente la mia verità e la mia posizione non sono le migliori di tutte. Ho un problema di salute che non avrei assolutamente voluto avere». Che aggiunge: «Sono stato due anni in aspettativa per ricongiungimento familiare all’estero, a zero stipendio, assegni e contributi. E ora sono in malattia. Sono malato, ho dei certificati di ricovero e lo posso dimostrare. Sto ancora facendo degli accertamenti che si concluderanno a metà del prossimo mese».

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Riavvolgiamo il nastro. Il geometra chiede l’aspettativa, dopo aver usufruito dei congedi parentali per la nascita della figlia in Spagna. Per avere la risposta in positivo deve attendere un anno. È il 2013. «Hanno dovuto concedermela perché è previsto dal contratto. Non me la davano sostenendo che c’era troppo lavoro. Io me ne andai a novembre 2013 e il mese dopo a un collega dello stesso ufficio permisero di andare a prestare servizio come consulente esterno in un altro comune». Il geometra si sente discriminato. «Dopo un anno dall’aspettativa la legge dice che l’ente può muoversi per assumere altre persone e garantire la funzionalità degli uffici. Lo potevano fare da novembre del 2013, invece si sono lamentati molto ma non hanno fatto niente per risolvere la situazione. Avrebbero potuto prendere un’altra persona a tempo determinato. Forse, tutta quella mole di lavoro che si dichiara non c’è».

L’aspettativa gli viene revocata ad agosto dello scorso anno. «Nella lettera mi si dice che l’ufficio tecnico aveva da smaltire molte pratiche. Mi si invita a riprendere il lavoro l’1 dicembre. Torno e ne trovo inevase da due anni». Poi il viaggio in Spagna per ricongiungersi alla famiglia. E il sopraggiungere della malattia. «Avrei voluto mettere il Comune in condizione di assumere un’altra persona. Lo scorso maggio chiesi di nuovo l’aspettativa. Avrei rinunciato alla malattia. Ma mi venne negata perché stavano ristrutturando gli uffici. Perciò ho proseguito con i certificati. E a settembre, a riorganizzazione conclusa, avanzai di nuovo la domanda».

La risposta negativa arriva il 29 ottobre. «Le argomentazioni sono superficiali, probabilmente non sanno che mi hanno cambiato di ufficio. Io non sono più all’ufficio tecnico perciò le motivazioni che esistevano, se esistevano, sono decadute. Se torno andrò in un altro ufficio. E continuerà ad essere difficile mandare avanti quello tecnico con due geometri». E conclude: «Il Comune nei miei confronti è stato equo? Ha preso in considerazione le mie necessità nella ristrutturazione della pianta organica? È possibile che non ci sia nessuna altra via per potermi sostituire? Perché c’è questo accanimento nei miei confronti?».

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