Sicurezza
Il rapper musulmano cresciuto a Cecina «Noi le prime vittime»
Omar Filahi, in arte Mayor Bone, sulla tragedia francese «Troppi pregiudizi accompagnano la mia religione»
CECINA. “Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani”. Come la mettiamo Omar Filahi che per niente intimorito dai tuoi vent’anni, tu che sei nato e cresciuto a Cecina, di origine marocchina e praticante musulmano, hai trovato il coraggio di esporti per spiegare il tuo mondo e separarlo dalle nebbie dell’Is? Lo hai fatto sulla tua pagina Facebook, con un messaggio, a poche ore dai drammatici attentati di Parigi. E quella è una delle risposte che hai raccolto. «Dobbiamo ragionare tutti così? Se così fosse allora potrei dire: non tutti gli italiani sono mafiosi, ma tutti i mafiosi sono italiani», afferma Omar che coltiva la passione per il rap e in arte si chiama Mayor Bone.
«Potrei stare tre ore a spiegare che ci sono due tipologie di musulmani, come ci sono diverse tipologie di cristiani (ortodossi, cattolici, protestanti) solo che i veri musulmani non uccidono e non sono terroristi, credono in dio, pregano, eccetera». La musica nella testa del rapper Mayor Bone si è spenta sull’eco degli spari di Parigi. C’ha pensato un po’ su. E poi anziché cantare per una volta ha scelto di dire la sua con parole precise e misurate. «Purtroppo molti non sanno che noi sunniti siamo le prime vittime dell’Is, vi ricordo che il poliziotto che fu ucciso a Parigi da questi assassini era arabo e di religione musulmana. Islam significa pace, nessuna religione al mondo dice di uccidere».
Il messaggio di Filahi su Facebook ha fatto boom. Con numeri che per la piazza di Cecina sono di tutto rispetto: letto da oltre mille persone e rimbalzato in rete più di 300 volte da altri utenti del social network. «Sono stati molti più quelli che hanno apprezzato le mie parole di chi ha replicato con frasi fatte – dice –. È il segno che l’ignoranza non è poi così diffusa. Come rapper sono seguito soprattutto da giovani e ho pensato che fosse giusto spiegare il mio mondo».
Agli occhi della gente. «C’è chi ti guarda come se fossi un terrorista – sostiene –. Alle scuole elementari mi prendevano in giro: “Sei marrone come la terra”. Ma poi ci ritrovavamo tutti insieme a giocare a calcio. Il problema c’è stato alle medie e alle superiori. “Perché non torni al tuo paese?”, mi dicevano. Delle volte ho pianto. Poi ho preso coraggio è non ho più vissuto il mio essere diverso come una debolezza. Nel mio gruppo di amici gli altri sono tutti italiani, sono fidanzato da 4 anni e mi sento italiano al 100%».
A Cecina è una comunità che vive da separata in casa quella musulmana. Perché fatica a integrarsi? «La chiusura di molti è perché non conoscono l’italiano o hanno difficoltà nel parlarlo – conclude Omar Filahi –. Sono sicuro che per scoprire il vero volto dei musulmani sarà sufficiente attendere solo qualche anno grazie alle generazioni che qui sono nate e cresciute. Nell’immaginario dei più siamo visti come quelli che pregano o che arrivano qui per lavorare e poi tornano al proprio paese».
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