Armi e mercenari anche un cecinese fra i 30 indagati
Cecina: perquisizioni a casa, ma lui respinge le accuse. La vicenda nella trasmissione di Report
CECINA. Passa anche da Cecina l'inchiesta su un traffico di armi internazionale che coinvolge una trentina di persone: tanti sono gli indagati dal pubblico ministero Catello Maresca, magistrato antimafia della Dda di Napoli che coordina le indagini del Gico della Guardia di Finanza di Venezia.
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Tra gli indagati compare infatti anche un consulente aziendale cecinese, Alessandro Ghidoni, 64 anni, che secondo l'accusa avrebbe rappresentato il canale finanziario sicuro per il pagamento delle transazioni. Ghidoni si dichiara assolutamente estraneo alla vicenda (pubblichiamo sotto l'intervista) ma l'indagine prosegue. Pochi giorni fa, giovedì 12 novembre, i trenta indagati hanno subito una perquisizione in azienda o nella propria abitazione, come nel caso di Ghidoni.
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L'indagine, di cui ha parlato diffusamente la trasmissione Report domenica 15, in un'inchiesta di Sigfrido Ranucci (coautore della popolare trasmissione di Rai 3 insieme a Milena Gabanelli) e prima ancora il Corriere della sera, disegna una complicata architettura che coinvolge persone tra le più diverse tra loro per estrazione e provenienza. Sembra davvero la trama di un film di Alberto Sordi - qualcuno ha ricordato il famoso "Finché c'è guerra c'è speranza" - ma per la procura è una struttura clandestina che recluta mercenari per addestrare dei somali alle Seychelles, ufficialmente per combattere la pirateria. Ma, poiché la struttura non è riconosciuta da organismi statali, le finalità vanno ancora appurate. Ed è quello che si propone di fare la Direzione distrettuale antimafia di Napoli. In questo quadro si inseriscono varie pedine: chi vende armi, chi si occupa dei pagamenti, chi le acquista. C'è poi il braccio operativo che organizza campi d'addestramento. L'indagine tocca tutti i settori: da ex militari (un carabiniere e un colonnello dell'aeronautica in pensione) a politici (l'ex consigliere regionale del Pdl Riccardo Migliori) fino a collegamenti con la malavita organizzata.
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Cosa dice l'indagine. Secondo la procura della Dda di Napoli, Omaar Jama, somalo che vive a Londra, commissiona l'addestramento. Jama ha vissuto a Firenze per alcuni anni, dove avrebbe trafficato in oro e diamanti, ed è nipote di Alì Jama, ex presidente della regione del Puntland (nella zona del Corno d'Africa) che l'intelligence Usa indica vicino ad ambienti dell'associazione terroristica Al Quaeda.
Secondo la procura, Jama si sarebbe rivolto a Ghidoni, il quale a sua volta si sarebbe rivolto a Giancarlo Carpi, camionista padovano con un passato nella cosiddetta "Legione Brenno", una struttura paramilitare coinvolta in traffico d'armi. Carpi rivela di aver partecipato alla guerra in Serbia nelle file croate, e gli vengono attribuiti legami con la mala del Brenta di Felice Maniero. A questo punto la cosa si complica: nell'organizzazione del campo d'addestramento vengono coinvolti pure il fruttivendolo napoletano Ciccio Chianese, considerato vicino al clan dei Casalesi, col compito di insegnare ai somali a sparare, e il costruttore calabrese (ex Legione straniera) Giuseppe Carvelli, come capo degli addestratori. Completano il quadro, con compiti logistici, due ex militari: Ivan Fracasso e Antonio Intorcia.
Si parla di armi (bombe a mano, pistole, lanciarazzi, lanciamissili ecc..). E spuntano anche gli elicotteri. Ed è qui che torna in ballo Ghidoni che farebbe il mediatore per vendere elicotteri su incarico di Andrea Pardi, ceo della Italiana elicotteri, con uffici all'aeroporto di Roma.
Pardi, che in un primo incontro ha aggredito l'inviato di Report, avrebbe aperto trattative per vendere elicotteri dual use (che si possono usare anche in guerra) in Libia, Iraq, Costa d'avorio, Armenia. Utilizzando anche i contatti diplomatici di Migliori, presidente dell'assemblea dell'Osce (organismo europeo per la sicurezza e la cooperazione).
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