Il Tirreno

L’abbraccio alla Francia

di Manolo Morandini
L’abbraccio alla Francia

A guidare il corteo i sindaci dell’Alta e Bassa Val di Cecina, in 400 in piazza Guerrazzi

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CECINA. Poco più di cento metri. Un corteo simbolico, da piazza Carducci ai piedi del Comune Vecchio. Nel cuore di Cecina si raccolgono i sindaci dell’Alta e della Bassa Val di Cecina. In strada per testimoniare solidarietà al popolo francese amministratori locali, consiglieri comunali. Esponenti del mondo associativo e rappresentanti delle comunità cristiana e musulmana. Cittadini. Almeno quattrocento persone per un rito civile che vuol scacciare il terrore, parlando di fratellanza e pace tra i popoli.

In collegamento telefonico il sindaco di Sin le Noble, la cittadina francese gemellata con Cecina, Christophe Dumont raccoglie l’abbraccio di piazza Guerrazzi e riferendosi ai terroristi sottolinea: «Sono veneratori di tenebre – dice Dumont –. Conoscono solo il lato oscuro, non possono capire i valori fondanti della nostra repubblica: libertà, fratellanza e uguaglianza». E ancora: «Volendo ammazzare la nostra democrazia la rendono più forte. E volendo dividerci aiutano a raggrupparci, come è accaduto oggi a Cecina».

Il corteo si affaccia in piazza della Chiesa e dalla terrazza del Comune Vecchio arrivano le note dell’inno nazionale. Poi è il momento del silenzio. In piazza Guerrazzi le persone si dispongono a semicerchio. Un altro simbolo. Come quel mazzo di rose e la coccarda con i colori della bandiera francese deposti ai piedi del colonnato del Comune Vecchio.

Le parole. Poche e misurate le pronuncia per tutti il sindaco di Cecina Samuele Lippi. «Sono stati colpiti cittadini inermi, nella loro quotidianità – dice –. Da criminali che danno alla vita un valore prossimo allo zero, che uccidono per creare terrore e scompiglio anche bambini, donne e anziani». E ancora: «Vogliono metterci paura anche per andare al mercato o a vedere un film. Non vogliono farci vivere le nostre vite». C’è anche l’indicazione dell’orizzonte a cui guardare. «Non è accettabile un clima di paura perpetua. Dobbiamo essere intelligenti, capire che si tratta di attacchi per creare disagio e conflitti sociali. E dobbiamo anche capire le motivazioni che portano tanta povera gente a scappare da questi criminali e assassini senza cuore».

Riconoscere la pace come diritto dei popoli e delle persone. Questo il senso dell’appello che Jacqueline, una giovane francese, legge dalla terrazza del Comune Vecchio prima di consegnarlo nelle mani dell’eurodeputata del M5S Tiziana Beghin e della deputata del Pd Maria Grazia Rocchi. Più delle parole sono i simboli a dare il senso a questo raccoglimento laico. In piazza, gomito a gomito, ci sono anche i rappresentanti delle comunità cattolica e musulmana. Tanti vestiti con i colori delle uniformi di associazioni del terzo settore, rappresentanti delle forze dell’ordine e dell’Anpi. E cittadini che al termine della cerimonia faticano a lasciarsi, a sciogliere questa comunità civile che in una domenica pomeriggio di sole ha scelto di ritrovarsi in piazza per un abbraccio ideale al popolo francese e per affermare i valori di una convivenza civile e democratica. Il tutto si consuma sulle note di un inno alla pace qual è la canzone Imagine di John Lennon: “Immagina non ci siano paesi, non è difficile. Niente per cui uccidere e morire e nessuna religione”. E a seguire la voce di Edith Piaf che canta Non, je ne regrette rien: “No! Niente di niente… No! Io non rimpiango niente… Né il bene che mi è stato fatto. Né il male, per me non fa differenza!”.

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