Il Tirreno

«Il Papa cattura le folle ma è un uomo solo»

di MARIA MEINI
«Il Papa cattura le folle ma è un uomo solo»

L’ex numero 2 dell’Osservatore romano, Gian Franco Svidercoschi, racconta segreti e curiosità del pontefice argentino: «Sta facendo la rivoluzione»

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MARIA MEINI. Un uomo, un papa solo al comando (anche se paradossalmente i papi sono due, con il dimissionario Ratzinger, pontefice emerito): è la definizione usata da Gian Franco Svidercoschi per raccontare i primi due anni di pontificato di Francesco. Il papa argentino che ha rivoluzionato l’approccio con i fedeli, con la sua verve informale e diretta; le battute, il rifiuto dell’opulenza a favore di uno stile francescano. La sua visita pastorale in Toscana, la scorsa settimana, lo ha visto protagonista di un tour inedito, partenza da Prato, quella periferia dalla quale continua a guardare il mondo anche da San Pietro, fino all’accoglienza fiorentina da popstar. Con un calore che non si vedeva dai tempi di Giovanni Paolo II, il papa polacco.

Svidercoschi, perché dice che il papa è un uomo solo al comando? Si riferisce agli ultimi scandali che hanno travolto il Vaticano? Secondo lei, davvero Francesco è al centro di un complotto?

«La definizione non è mia, l’ho presa a prestito dallo sport: un uomo solo al comando è una frase che fu coniata per Fausto Coppi (al Giro d’Italia del ’49, ndr) ed è perfetta per Francesco, perché è stato eletto per cambiare la Chiesa e la curia romana con un preciso mandato dei cardinali. Ma ogni sua azione provoca una reazione uguale e contraria negli stessi cardinali che l’hanno eletto; crea resistenza perché riformare la Chiesa è l’unico modo per farla vivere ma intacca privilegi e potere, che molti non sono disposti a cedere. Quando all’Angelus il Papa dice “Continuo la mia riforma anche se qualcuno vuole fermarla” indica debolezza, per questo affermo che è molto solo nel fare quello che fa».

Eppure, lo abbiamo visto nella visita in Toscana, questo papa muove le folle. Ed è molto amato. Come Woytjla.

«Io sono un fan di papa Woytjla, ma devo ammettere che questo papa ha una presa mediatica superiore. Con quel suo buonasera al momento dell’elezione ha cambiato l’immagine di questa povera Chiesa sommersa dagli scandali. Non dimentichiamoci che è un sudamericano, che è un gesuita e francescano, gli piaceva il primo Peron, è un po’ populista nelle corde. La sua grande popolarità, il suo prestigio sono avvalorate anche dal fatto che non esiste una classe politica mondiale e anche italiana di un certo livello. Papa Francesco interviene sui problemi morali, parla di lavoro, è l’unica voce vera. Lo considerano un comunista, ma lui risponde: leggo solo il Vangelo».

Che differenza c’è tra Francesco e Giovanni Paolo II?

«I tempi sono cambiati. Anche papa Wojtyla quando fu eletto pronunciò quella celebre frase: “Mi corrigerete”, che ispirò simpatia. Ma era il cerimoniere che dettava il protocollo e l’agenda. Quando è stato eletto Francesco, invece, ha dettato lui le regole: non ha voluto la croce d’oro, la mozzetta (la mantellina, ndr) ha scelto di vestirsi solo di bianco, di vivere in un residence con altri prelati. Ricordiamoci che la situazione della Chiesa è molto cambiata: il conclave lo ha eletto dandogli un mandato preciso: riformare la Chiesa, lo Ior, la Curia... Nessun papa ha avuto un impegno così preciso dai cardinali in conclave. E Francesco s’impone. Ma un conto è affidare un incarico, altro è buttare per aria abitudini, privilegi, prassi dei cardinali che l’hanno eletto».

Quindi è solo al comando ma anche in quest’opera riformatrice? Tutti questi scandali che si stanno verificando fanno parte di un complotto a suo danno? La pedofilia, i ricatti...

«Francesco deve togliere la coltre che per duemila anni hanno messo sul Vangelo, e parla in modo diverso dai papi del passato. Ci voleva uno come lui: non dimentichiamoci che è un sudamericano, un gesuita, e ha scelto il nome di Francesco, il poverello, quindi si comporta di conseguenza. Ma lo faceva già quando era a Buenos Aires, guardava al mondo con gli occhi della periferia, con gli occhi dei poveri. E anche ora che è in Vaticano continua a farlo. E decide da solo. Non parlerei di complotto, ognuno fa la sua parte in quest’opera di resistenza di chi non vuole mollare il potere. Tenga conto che non ha una grande classe dirigente intorno, e gli hanno dato anche qualche fregatura con le nomine. Pensi alla Chaouqui (arrestata per aver diffuso documenti riservati, ndr): nessuno aveva detto al papa che non aveva i requisiti per far parte della commissione economica amministrativa della S. Sede. Il paradosso per Francesco è che deve fare la rivoluzione, ma si crea dei nemici».

Papa Francesco insiste nel dire che la Chiesa deve essere povera, che i prelati devono essere morigerati.

«La povertà è un principio che lo ispirava anche quando viveva in Argentina, e aveva spesso scazzi con la presidente de Kirchner. Viveva da povero prima, quando era superiore provinciale dei gesuiti, e con coerenza ha scelto il nome del poverello di Assisi».

Perché la sua visita in Toscana è cominciata a Prato?

«Perché questo papa è molto attento ai simboli. Voleva parlare di lavoro e non poteva farlo in una cattedrale a Firenze, ma a Prato, dove erano morti quegli operai cinesi, uomini e donne, simbolo della tragedia dello sfruttamento».

Parliamo di scandali. Sono in uscita due libri che hanno fatto infuriare il Vaticano, gli autori Nuzzi e Fittipaldi sono stati indagati. Lei che è un giornalista e ha scritto molti libri di denuncia come valuta questa situazione?

«Sono stato due anni vicedirettore dell’Osservatore romano, e sono venuto via perché rischiavo di perdere la fede. La mia valutazione è questa: il Vaticano è un posto da onnipotente, o diventi onnipotente o non sei nessuno. Io ho scelto di andare via. C’era stato un freno sul cammino della Chiesa. Io sono un moderato, ma ho scritto dei libri per i quali mi volevano scomunicare: Mal di Chiesa, Il ritorno dei chierici, sul clericalismo da carriera. Uno spirito negativo che dal mondo è entrato anche nella Chiesa, che pure per duemila anni è riuscita ad evitarlo. Il problema è anche l’abbassamento del livello culturale dei preti, che un tempo capivano cosa succedeva nel mondo, avevano capacità profetiche. Anche per questo Francesco deve fare tutto da solo».

Quindi lei esclude il complotto?

«Sicuramente alcuni scandali sono pilotati: prenda il coming out del prete gay, che aveva già pronto un libro, era tutto organizzato dall’associazione di gay e lesbiche. O la protesta del monsignore che non era stato promosso. Fino al finto tumore, una balla da morire, sempre per dare un’idea che questo papa non ce la fa. Rispetto al primo Vatileaks, stavolta i documenti sono stati passati a due giornalisti. Al tempo di Wojtyla c’era “Via col vento in Vaticano”, in cui si raccontava di monsignori beccati con omosessuali: si scoprì che era un monsignore che non aveva avuto una promozione. Ma un tempo, quando i papi stavano al terzo piano, c’era un imbuto, una selezione. Adesso con questa apertura alla gente, in tanti si rivendono la vicinanza col papa. E questo è rischioso».

Cosa vuole dire, che il papa sbaglia ad essere troppo democratico?

«Vede, quando io andavo a mangiare da Wojtyla, da lui incontravo solo i grandi. Adesso Francesco, vivendo nel residence, deve mangiare tutti i giorni con decine di monsignori. Quando è andato dall’ottico a cambiare una lente è stato un gesto che è piaciuto molto, perché il papa si mostra come una persona normale. Ma io penso che il papa non è una persona normale. E un papa non può guardare le cose solo dal sud del mondo, dalla periferia. Questa è la prima volta che la Chiesa è veramente cattolica, basata sul vangelo, e universale. Wojtyla ruppe il monopolio italiano dopo centinaia di anni sul Vaticano, anche Ratzinger era straniero ma Francesco viene dall’altra parte dell’oceano, è davvero universale il suo papato. La sua differenza dai cardinali è più culturale che teorica, perché Francesco è moderno a modo suo ma è più conservatore di quanto sembra. Ma non può essere uno normale. Quando ha detto quelle cose sul sindaco di Roma (“Io non l’ho invitato negli Stati Uniti”) ha sbagliato, perché non doveva mettersi sul suo stesso piano. Lui è il papa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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