Il Tirreno

Scontro in consiglio commissario-comitati

di Anna Cecchini
La sala don Nardini durante il consiglio comunale aperto sulla sanità (foto Falorni/Silvi)
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La sala don Nardini durante il consiglio comunale aperto sulla sanità (foto Falorni/Silvi)

Rosignano, De Lauretis: «L’ospedale in rete qui da noi esiste già»

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ROSIGNANO. Il messaggio è chiaro: in rete si possono mettere i servizi sanitari di base, mentre risulta difficile ripartire specialistiche aggiuntive che possono esistere soltanto riunite. Parola di Teresa De Lauretis, il commissario per l'Area vasta nord-ovest, intervenuta ieri pomeriggio al consiglio comunale aperto sulla legge regionale 28 (riforma della sanità toscana) organizzato nella sala don Nardini a Rosignano Marittimo. Un'assemblea lunga e movimentata, a cui a dire il vero hanno preso parte non molti cittadini, animata dagli interventi dei consiglieri di opposizione (M5S regionale e di Rosignano), Comitato per la sanità pubblica, e consiglieri di altri Comuni (in primis Lucibello Piani e Tovani).

La commissaria sembra non mettere in dubbio il modello dell'integrazione fra le strutture sanitarie di Cecina e Piombino. «Dal primo gennaio - chiarisce - se la legge va in porto parte la riorganizzazione. Soltanto dopo prenderà il via la discussione sull'applicazione del decreto Balduzzi. Di fatto qui il modello dell'ospedale di rete è sempre esistito: c'era un direttore sanitario per su tre strutture e sono già in rete i primariati di Ortopedia e Radiologia». Come a dire che con l’avvio della legge 28 non si farebbe che ufficializzare un iter già avviato.

La commissaria non nega, per la nostra zona, il problema delle liste di attesa. «Su questo - dice - va fatta un’apposita conferenza dei servizi zonale, c'è anche l’ ipotesi di superare il Cup e in alcuni casi fare un accesso diretto ai servizi. Mentre va detto che gli standard del pronto soccorso sono in netto miglioramento».

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Che l’ospedale in rete non sia una novità lo conferma Samuele Lippi, sindaco di Cecina e presidente della Società della salute, che spiega come «già nel Pal (piano attuativo locale) del 2001 c’era questo progetto. La nostra proposta (quella inserita nel documento dei sindaci, ndr) è che nei due ospedali vengano mantenuti i servizi che già ci sono, e che quelli che mancano siano garantiti tramite le due strutture. Ad esempio l’oculistica potrebbe essere fatta mezza a Cecina e mezza a Piombino, anche perché sarà bene cominciare a far spostare anche i medici. Non è giusto che a Pisa ci siano cinque Chirurgie e a Cecina l’unica presente magari sia in carenza». Gli fa eco Alessandro Franchi, sindaco di Rosignano e presidente della Provincia: «Noi non vogliamo specialistiche in più, sappiamo che non è possibile. Ma con il decreto perderemmo Cardiologia, Punto nascite, Pediatrie e Ostetricia». Questo è chiaramente inaccettabile, da qui l’idea di una rete ospedaliera. «Per non perdere - spiega Franchi - servizi e specialistiche che già abbiamo».

A spiegare, almeno in parte, la riorganizzazione legata alla legge 28, e prima ancora al decreto ministeriale 70 (conosciuto come legge Balduzzi) è stata il commissario De Lauretis. «Uno degli obiettivi - spiega la commissaria - è la riduzione della governance e quindi dei costi. Con la legge scompare il livello provinciale, esistono le Aree vaste e il livello zonale. L’architettura della sanità è semplificata e si recuperano risorse per migliorare e incrementare le attività sanitarie». Un altro punto della riforma prevede di «ridurre gli sdoppiamenti dei servizi anche sulla base delle indicazioni dei professionisti, e la nascita di dipartimenti dei medici di base».

(ha collaborato Elisa Pastore)

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