Il Tirreno

Zona blu deserta e negozi chiusi

Paolo Federighi
La zona blu di San Vincenzo
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La zona blu di San Vincenzo

I commercianti parlano di crisi e c'è chi propone: sgravi a chi sta aperto tutto l'anno

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SAN VINCENZO. È novembre. Anche quest’anno, puntuali, sono arrivate le polemiche per la zona blu deserta e gran parte dei negozi chiusi. Su Facebook, esercenti e cittadini danno la colpa a tizio e a caio, con sempronio pronto a ributtare di là la palla. Chi dà la responsabilità dell’annoso svuotamento dell’area pedonale alle amministrazioni succedutesi, chi ai commercianti stessi, chi ad altro. Qualcuno propone di detassare chi resta aperto tutto l’anno. Ma a chi conviene farlo nel deserto?
Che fare? Giriamo la domanda ad alcuni commercianti della zona blu, ma dai cori di lamentele su Facebook a parlare sono solo in tre. «Le cause di questa situazione sono varie – dice Francesca Bonanni, cotitolare della Sisley –: crisi economica, centri commerciali, abitudini cambiate da parte della gente. Ma anche le scelte sbagliate delle amministrazioni degli ultimi vent’anni, che non hanno saputo o voluto cogliere i segnali di questa lenta discesa. I commercianti che stanno lì da anni sono stanchi e disamorati, come non capirli? I nuovi (non tutti) vengono da fuori, mungono la mucca e chiudono per mesi per dedicarsi alle loro attività altrove. È una situazione creatasi nel tempo. Difficile stabilire se il paese sia vuoto perché i negozi son chiusi o viceversa». Proposte? «Chi ci amministra dovrebbe accertarsi se non si possa intervenire sulle aperture annuali. Poi, eventualmente, premiare con sgravi fiscali le attività che garantiscono l’apertura annuale e rincarare gli oneri agli stagionali. Stessa cosa – prosegue Bonanni – per le attività con gazebo: indecente vedere quei sarcofaghi vuoti, sporchi e tenuti in inverno come magazzini. Avremmo una chance in più se organizzassimo piccoli eventi nei fine settimana per animare la zona blu e far rinascere un po’ il tessuto sociale. Certo è che ci vorrebbe collaborazione tra commercianti, cittadini e amministrazione».
Per Riccardo Macchia, titolare de La Galleria, sono molte le cause. «I pochi abitanti - dice Macchia - e l’assenza di un’abitudine alla vita del paese sono i motivi per cui in inverno San Vincenzo è divenuto un luogo fantasma. Ci sono poi i problemi economici e l’ampia scelta che i supermercati di zona offrono». Le responsabilità? «Nessuno ha avuto lungimiranza, è mancata una programmazione a largo raggio – sostiene –. La politica ha amministrato il turismo con superficialità e noi commercianti abbiamo pensato al nostro orticello, organizzati prima in associazione, poi in consorzio, in associazione con gli albergatori e così via, con le associazioni di categoria che latitano da tempo. Gli amministratori hanno problemi di bilancio, i commercianti chiudono e non se ne può far loro una colpa: se il gioco non vale la candela, si chiude. Mancano un soggetto che si occupi di turismo 12 mesi l’anno e la volontà di mantener vivi gli eventi importanti: inutile crearne di nuovi se durano un anno. Abbiamo ottimi impianti sportivi, belle colline e tracciati per il trekking: serve sinergia coi comuni limitrofi. Nessuno ha la bacchetta magica, io per primo. Tengo al mio lavoro ma anche al mio paese, che vedo offuscarsi dietro nubi sempre più nere».
Interviene anche Riccardo Lambardi, titolare del ristorante Lupo Càntero, secondo cui manca un’ente valorizzazione che potrebbe realizzare idee cercando di far collaborare i commercianti nel creare eventi per dar vita al paese.

 

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