Il dolore
Il patto dei sindaci? «Non ha valore»
Cecina: gli oppositori all’auditorium bocciano la sinergia con l'ospedale di Piombino
CECINA. Ci sono quasi tutti. C’è l’organizzatore, Alessandro Sascia Lucibello Piani. C’è il capo dei referendari, il dottor Giuseppe Ricci, due sindaci - il 5 Stelle Filippo Nogarin, di Livorno e Giuliano Parodi, il civico di sinistra di Suvereto. C’è il consigliere regionale leghista Manuel Vescovi. Ci sono diversi consiglieri comunali di opposizione dei dieci comuni (assente solo Bibbona), c’è il centrodestra con Paolo Barabino (Forza Italia), c’è il “salviniano” Lorenzo Gasperini e Roberto Biasci. Tanti pentastellati. C’è Rifondazione, c’è Gentili (Riformisti Cecina.) Poi ci sono i comitati: quello dei referendari, comitato per la sanità pubblica. Quello di Don Reno Pisaneschi, comitato Pro Ospedale. Non c’è il Pd, perchè l’incontro era per tutti tranne il Pd. «Del resto come la pensano sull’ospedale unico lo sappiamo già», taglia corto Lucibello.
Il documento dei sindaci? «Non vale». Auditorium di via Verdi, mercoledì sera. Un incontro dal quale escono due storie. La prima: un attacco sistematico al documento dei 10 sindaci sull’ospedale unico Cecina-Piombino. Con Lucibello che accusa Lippi: lo ritiene responsabile di una sorta di blitz dal momento che "il 12 marzo consegna un documento all'allora assessore regionale alla Sanità Marroni in cui già si parla di una sinergia con Piombino". Lucibello sostiene che quel documento del 22 ottobre è stato fatto "firmare in fretta e furia" e che, nello stesso documento si dice che il consiglio comunale di Cecina lo ha già approvato ("in realtà - afferma Lucibello - lo ha già fatto solo Rosignano"). Insomma, l'atto dei sindaci è contestato. Anche dal presidente del comitato referendum Ricci: «Di che cosa stiamo parlando. Il documento non vale perché a emanare atti di indirizzo politico-sanitario deve essere la conferenza provinciale, non zonale». Poi però afferma: «E anche quella provinciale, col commissariamento, non ha più valore».
Nogarin annuisce. «Sono il presidente dell'isola che non c'è», afferma. E sa che il 18 novembre a Piombino, dove è convocata la conferenza provinciale, del documento sull'ospedale in rete Cecina-Piombino, salvo sorprese, non si parlerà. «Io ho già un documento, ed è quello di cui si doveva parlare all'Elba. Per me c'è quello». E le mancate convocazioni? «Non c'è mai stato il numero legale. Colpa del Pd. Non sono stati capaci neppure di eleggere il vice presidente...».
«Fermare il Pd». Il Pd è il bersaglio anche di Giuliano Parodi, sindaco di Suvereto: «Occhio, questi stanno diventando pericolosi, vanno fermati». Poi Parodi nega di conoscere il documento sull’ospedale unico dei sindaci della Val di Cornia. «Non l’ho mai visto, tantomeno discusso». Ed avverte: «Occhio che, anche se la conferenza zonale non vale, poi le cose succedono. Ed allora è troppo tardi. Gli ospedali sono stati volutamente depotenziati, cosa significa la rete? Venga Lippi a spiegarci come tecnicamente si fa quest’operazione»
Paolo Barabino, capogruppo di Forza Italia, nega che questo documento sia mai stato approvato dal consiglio comunale ("piuttosto - dice - si approvò un nostro ordine del giorno dopo che il Fials aveva lanciato l'allarme sul trasferimento dell'Ortopedia a Piombino e il polo materno infantile a Cecina", ma invita a guardare ai fatti: «Non sono un tecnico, ma nel documento si dice che l'ospedale in rete deve produrre valore aggiunto. Se è così, sfido io chi non vuole questo».
«Applicare il decreto Balduzzi. Interviene anche don Reno Pisaneschi che tuona contro la fusione con Piombino. «Mai», dice. «Per il decreto Balduzzi Cecina deve rimanere ospedale unico». Ma mancano i contenuti. Così Ricci invita i cittadini a mobilitarsi per sapere cosa significa questa rete: «Quanto personale, quale budget, quale piano finanziario? Lo devono dire». E Lucibello rilancia uno degli emendamenti dell’Unione dei Colli al documento dei 10: si facciano studi anche su una possibile sinergia Cecina-Livorno e Cecina-Pisa». Poi l’avvertimento finale: «Vigileremo affinchè questo documento sia discussi da tutti i consigli comunali della Bvc». No a diktat dall’alto.
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