Il Tirreno

La guerra dei semplici i soldati cecinesi raccontano il fronte

di Manolo Morandini
La guerra dei semplici i soldati cecinesi raccontano il fronte

A cento anni dallo scoppio del Primo conflitto mondiale un libro con le lettere custodite dall’Archivio comunale

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CECINA. “La prima impresa guerresca del reggimento è stata l'assalto alle ciliegie di cui abbondano le ubertose campagne. È stato un vero assalto ed è da augurarsi che i nostri soldati siano sempre valorosi dinanzi al nemico come dinanzi alle ciliegie”. Il sottotenente Ilio Valori, lo scrive il 1º giugno 1915. Si apre così il suo diario di guerra. Una cronaca puntuale delle giornate in cui l’amor patrio non riesce a cancellare la paura e le fatica. Il senso costante del pericolo. Morirà durante l’offensiva sul monte Sabotino. Classe 1894, appena diplomato si arruola nel plotone allievi ufficiali del 126º fanteria a Genova e con il grado di sottotenente viene inviato sul fronte dell’Isonzo. Il suo diario è una manciata di giorni. S’interrompe il 28 giugno. L’1 luglio muore al fronte. Aveva 21 anni. Un pezzo di storia vissuta sulla propria pelle, dentro la propria anima. Si scopre nelle pagine del libro “Cara mamma...” la raccolta delle lettere dei soldati caduti nella Prima guerra mondiale a cura dell’Archivio storico comunale.

Un testo, a cura di Betarice Gori e Simone Ticciati, per fare memoria a cento anni dallo scoppio della Grande guerra di quei giovani diventati sì soldati, ma che speravano solo di tornare alle loro famiglie salvi, immaginando un futuro. “Sto bene in salute, pensieri ne ho meno che mai, e tanto coraggio, accompagnato da buona speranza fiducioso di potervi ribaciare tutti”. Così il caporale di fanteria Maurizio Falorni, bracciante di 31 anni, in una cartolina postale del 20 giugno 1917 si rivolge alla moglie Giannina. Ma la sua è una speranza gelata. Tre giorni dopo, il 23 giugno, muore sul fronte di guerra. Il volume, che fa seguito a una mostra sul tema, è la raccolta pressoché completa del fondo custodito nell’Archivio storico. Materiale raccolto nel 1918 su invito dell’allora sindaco Giovanni Pegolotti alle famiglie dei caduti cecinesi.

Il tributo di Cecina alla causa iridentista è stato di 160 persone. «Un elenco compilato consultando tutte le fonti disponibili – dice Beatrice Gori, direttrice della biblioteca comunale –. E in cui si ritrovano tanti cognomi tipici di Cecina». L’elenco dei caduti chiude il libro. «Una copia sarà data a ciascuna scuola del territorio – dice l’assessore all’Istruzione Giovanni Salvini –. È una traccia di memoria storica che rimane, e che più di altre mette in luce quanto in ogni guerra non ci siano vincitori ma solo vittime».

Racconti di guerra e disperazione, di fame e freddo, di anima e sangue, ma anche salmi di speranza e inni alla fede, alla famiglia, all'amicizia. Ventenni dal destino crudele: parecchi dei quali mai più tornati, falciati dalle granate, morti assiderati senza capire il senso del loro sacrificio sotto una valanga, gli occhi sbarrati – per sempre – fissi sugli ultimi pensieri, abitati, chissà, dai volti dei genitori e delle fidanzate.

“Chi passa dilà anno tutti il Biglietto senza ritorno e quanti poverini nevedo passare speriamo che sia finita ma io la vedo brutta ma Cara facciamo Coraggio e speriamo in bene contentiamoci di soffrire ancora”. Si trova in piena zona di guerra Pietro Ceppatelli. È il 26 settembre del 1916. È sul fiume Isonzo, inquadrato nell’81º reggimento fanteria Torino. «È una delle tante lettere da cui traspare il bisogno di raccontare – dice Simone Ticciati, della cooperativa Il Cosmo –. È un bisogno, più forte del timore di allarmare la famiglia. E per farlo vince la fatica di scrivere, che non è certo una pratica comune per lui come per le migliaia di soldati contadini spediti al fronte».

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