Il Tirreno

«Speravo di dare una scossa»

di Maria Meini
«Speravo di dare una scossa»

L’ex segretario Costalli a venti giorni dalle dimissioni conferma: non abbiamo ancora una cura

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CECINA. Sono passati venti giorni dalle dimissioni di Filippo Costalli. L’annuncio shock nell’assemblea comunale del 9 ottobre ha aperto ufficialmente la crisi nel Pd cecinese, ancor oggi alle prese con una vacatio che non trova sbocchi. I tre commissari nominati dalla segreteria provinciale (Scarpellini, Mirabelli e Ciampini) devono completare il loro mandato esplorativo prima dell’assemblea convocata per mercoledì prossimo, 4 novembre. Ma di candidature neanche l’ombra. Si sono fatti i nomi di “padri nobili” che possano traghettare il partito alla fase congressuale, da Marini a Benedetti a Pacini. Ma tutti sembrano aver declinato l’invito. Sono tornati in ballo i nomi di possibili traghettatori, come Argentieri e Burgalassi. Ma anche queste candidature non sembrano quagliare. I tre commissari hanno ammesso che non hanno avuto «richieste di disponibilità» .

Costalli, è passato quasi un mese dalle sue dimissioni e ancora non si trova un successore. Una crisi senza uscita?

«Quella del Pd cecinese è una crisi di lungo periodo. Come ho detto in assemblea quando ho rassegnato le mie dimissioni, è una crisi che viene da lontano, e la rottura Lippi-Carli è stato un sisma che ha ancora scosse di assestamento. Ma nel partito le persone ci sono, c’è energia e qualità da spendere, anche se capisco che non è facile prendersi questo gravame».

Quanto ha inciso la crisi di giunta nella sua decisione?

«Nel mio piccolo ho fatto come Orfini a Roma. Ho ammesso la mia incapacità politica di gestire una situazione in cui si è assistito a un progressivo deteriorarsi dei rapporti, anche con l’uso di strumenti ineleganti: certi lavoretti sotterranei, come far uscire voci che deformavano la realtà del partito, fino alla foto con la Carli».

Ma anche i commissari della Federazione non riescono a trovare una soluzione.

«Io in questo periodo ho ricevuto tanti attestati di stima. E, lo ripeto, anche prima dalla Federazione e dal partito locale ho avuto carta bianca e totale fiducia, perché la stragrande maggioranza del partito era con me. Ma non sono riuscito a migliorare una situazione in cui gli scontri tra varie componenti hanno deteriorato i rapporti. Le difficoltà che incontrano i tre commissari sono la dimostrazione di queste criticità. E per ora non si trova una cura per il malato».

La diagnosi?

«Varie componenti che da anni non trovano una sintesi umana e politica. Certe situazioni fino a un certo punto sono fisiologiche, ma quando si incrudiscono diventano patologiche».

Lei si ricandiderebbe?

«No, non sarebbe neanche serio. E io ho a cuore il partito. Speravo che queste dimissioni fossero uno shock per capire la gravità della situazione».

Non farebbe come Marino?

«No, non farei come Marino. Quando si danno dimissioni irrevocabili le parole hanno un peso. Anche se non credo che verrei sfiduciato».

Un pronostico sul prossimo segretario?

(Ride) «Se lo sapessi andrei a giocare al Superenalotto».

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