Il Tirreno

Tre generazioni al banco è la “bottega del Lotti”

di Michele Falorni
Tre generazioni al banco è la “bottega del Lotti”

Su viale della Repubblica da 58 anni è aperto un market alimentare che resiste all’avvento della grande distribuzione. Ora a Dilvo subentra la figlia Alessandra

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CECINA. Viale della Repubblica, Pasqua 1958. L’Italia è un paese in crescita, Cecina è in pieno fermento perché finita la guerra in città si moltiplicano le occasioni. Trenta barrocciai e due camion contribuiscono alla rinascita del centro e della periferia e, per chi ha voglia di lavorare, non rimane che scegliere. Amerio Lotti e Vanda Camerini scendono dalle colline e acquistano la “Bottega Lotti” che, nel 1986, lasceranno al figlio Dilvo, protagonista di questa storia e pronto a festeggiare l’anno prossimo con il resto della famiglia i 58 anni di vita dell’attività.

«I primi proprietari – racconta Dilvo – erano i Ghilli, dai quali i miei genitori la rilevarono. La sede era dall’altro lato della strada, dove oggi c’è il parrucchiere. Qui, dove migliaia di persone ci hanno conosciuto, siamo arrivati il 15 settembre 1961». Era un altro mondo, perché i generi alimentari erano venduti sfusi, comprese la marmellata e la nutella per la gioia dei ragazzi. Chi acquistava, le riceveva incartate nel pergamino, un foglio oliato e resistente, in cambio di pochi soldi. I barattoli con le sorprese e le scritte multicolori sarebbero arrivati dopo. In paese, o come si dice oggi in centro, la vita pulsa. Gli anni difficili sono alle spalle, l’economia gira e le famiglie realizzano piccoli sogni. Cecina e Marina crescono e divengono località note, grazie al mare e alle idee degli imprenditori. Il negozio è intestato alla signora Vanda, che insieme al marito si impegna giorno per giorno incrementando il volume del commercio. Intanto Dilvo, classe 1950, cresce, diviene ciclista dilettante, corre accanto a Francesco Moser e poi si arruola nei carabinieri alla fine degli anni Sessanta, dove vive non trascurabili esperienze. «Arrivai in Sardegna – ricorda commosso – in tempo per assistere all’operazione che coinvolse Graziano Mesina. Poi mi trasferirono a Reggio Calabria e, infine, a Castelgandolfo per fare la guardia a papa Paolo VI. A Roma, nel 1971, prestai servizio anche allo stadio Olimpico, assistendo alle partite della Lazio dove giocava il nostro concittadino Giuseppe Papadopulo». Anni di piombo, che Lotti attraversa di corsa per sbarcare alla Piaggio di Pontedera dove rimane fino al maggio 1982, quando rientra a Cecina per lavorare con i genitori. «Per quattro anni – prosegue – siamo stati insieme. Al momento in cui i miei sono andati in pensione, è passato tutto a me e a mia moglie, Iolanda Piccirilli».

Dalla quale avrà due figlie, Alessandra e Francesca. La prima incarna la terza generazione della famiglia in negozio, la seconda ha scelto un altro lavoro dopo tanto tempo dedicato al ciclismo e l’ha già reso nonno didue nipotini, un maschietto e una bambina. Lotti è in pensione dal 2012, ma arriva puntuale ogni mattina ad alzare la saracinesca, perché la bottega è la sua vita. Non potrebbe starne lontano, «perché alla fine mi mancherebbe qualcosa».

Negli anni, c’è stata una rivoluzione in piena regola, dettata dalla tecnologia. Dalla legge voluta da Bruno Visentini nel 1981 che introduceva lo scontrino è passato un secolo. Al rumore delle macchine e dei tasti si sono sostituiti un leggero sibilo e gli schermi al plasma pieni di icone e quadratini multicolori. «Non sono contro il progresso, anzi – conclude –, ma mi accorgo che si dà tutto per scontato, perdendo la dimensione umana e il contatto con le persone, che non sono soltanto clienti. Noi, invece, nelle due parole al banco crediamo sempre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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