Toscana
Sanità, Pd e sindaci sotto tiro
Cecina: in sala si fa notare l’assenza degli amministratori locali e scoppia la polemica. Lippi:"Nessun invito", Ricci (comitato per il referendum): "Già 30.000 firme contro la legge 28"
CECINA. Il Pd finisce nel tritatutto delle polemiche. Perchè è il partito che governa e che - dicono in sala quelli del comitato per il referendum - “difende l’indifendibile” (un modello sanitario che, invece, “fa acqua”). Perchè - accusa Giuseppe Ricci, medico a capo del comitato per il referendum sulla legge 28- “pensano a giochini per bloccarci”. «Però siamo già a 30.000 firme, viaggiamo a 1200 al giorno, non ci fermeranno». Ma il bersaglio della serata diventano anche i sindaci della Bvc. «Dove sono? Perchè non sono venuti visto che si parla del nostro ospedale?», chiedono. Quando interviene Argentieri (Pd) ( “ma parlo come cittadino”, precisa), la questione è già rovente. «Sono stati invitati?», domanda Argentieri. «L’assemblea è pubblica», gridano in sala. Il resto della polemica si consuma sui social.
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Telefoniamo al sindaco di Cecina Samuele Lippi relativamente al suo forfait. Perchè non è andato all’appuntamento? «Perchè nessuno mi ha invitato - dice -.Ho visto invece che era presente, e tra i relatori, il sindaco di Livorno. Evidentemente non mi volevano. Peccato. Avrei partecipato molto volentieri». Lucibello Piani conferma che non è stato formalizzato nessun invito, ma che “insomma, trattandosi di un’assemblea pubblica, aperta alla cittadinanza, e perlopiù a Cecina....”.
In sala ci sono alcuni esponenti del Pd. Scorgiamo, oltre ad Argentieri, il capogruppo consiliare Nicola Imbroglia, Alessandra Meini ed altri. Era annunciato un intervento di Lia Burgalassi (che però è fuori zona): «Quello che dobbiamo dire lo abbiamo espresso nel documento sulla sanità prodotto in questi giorni», dice Imbroglia a margine del dibattito. L’unico che si alza a sfidare la platea ostile è Vincenzo Argentieri, che prova a scompigliare gli schemi: «Se vi manca una firma per il referendum ve la faccio io». Poi però avverte: «Ma cancellando la legge regionale si torna alla situazione di ora, con 12 Asl? Vogliamo questo?». Ed invita a guardare positivamente l’accentramento anche nel suo aspetto informatico perchè significa “efficientamento di una struttura complessa”.
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Così, se il Pd non entra nel dibattito (pesa anche la vacatio della segreteria cecinese), Argentieri ha quantomeno il merito di fare da “pasadaran democrat”. Perchè dopo di lui si torna a discutere dell’ospedale in rete Cecina-Piombino, bocciato dal comitato e dal sindacato della sanità Fials. Nel merito, rispondendo ad una domanda di Lucibello Piani - organizzatore dell’appuntamento con Pamela Tovani - il sindaco di Guardistallo Carlo Ceccarelli (unico primo cittadino Bvc in sala) nega che ci sia un accordo fra i sindaci della bassa val di Cecina sull’ospedale unico (Cecina-Piombino) su due presidi. C’è però un documento delle segreterie Pd su questa sinergia. C’è spazio, nel dibattito, anche per chiamare nuovamente in causa il sindaco di Livorno Nogarin, a proposito del nuovo ospedale di Montenero (un intervento in cui Nogarin ribadisce il no al progetto per i motivi già spiegati e ricordati ieri: un favore ai privati col project financing ed un investimento sbagliato).
Per il sindaco di Livorno l’assemblea cecinese è anche un’occasione per inviare un messaggio a Rossi: l’accordo di programma sulla sanità lo devono fare con me, dice Nogarin. Senza cambiare le regole rispetto al 2010. Alla fine gli organizzatori tirano un bilancio positivo della serata. La sanità resta argomento di scontro politico. E Cecina si conferma l’epicentro.
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