Il Tirreno

Marciapiedi e lampioni nel quartiere Magona

di Manolo Morandini
Marciapiedi e lampioni nel quartiere Magona

Operazione decoro: in arrivo alcune delle opere di urbanizzazione mai fatte Resta a un punto morto e nell’incertezza il maxi progetto partito nel 1996

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CECINA. Lampioni, marciapiedi, aree verdi e arredi. A quasi vent’anni dalla stesura del piano di recupero della Magona, una delle grandi lottizzazioni incompiute della città, qualcosa si muove. La Cecina Grandi Lavori Srl ha ritirato il permesso a costruire per completare le opere di urbanizzazione primaria e secondaria previste e non ancora realizzate. Un intervento a misura di quanto già costruito che consentirà a chi qui ha preso casa e a chi frequenta gli uffici del Polo tecnologico, dell’Archivio comunale e dell’Università di Pisa di guadagnare qualche gradino nella scala del decoro. Tra tutti l’effetto più evidente sarà l’illuminazione delle strade di accesso, quella carrabile e l’altra pedonale.

«Si riparte dalle opere di urbanizzazione – afferma il sindaco di Cecina Samuele Lippi –. Un segnale di attenzione ai residenti nel quartiere che è il risultato del confronto e la collaborazione tra i tecnici comunali e quelli della società proprietaria dell’area, che si deve anche al lavoro svolto dall’ex assessore Giamila Carli. La valutazione delle opere necessarie è stata fatta sulla base di quanto è stato edificato, nell’ottica del decoro della zona e dei servizi necessari a chi vi ha comprato casa».

La Cecina Grandi Lavori nei giorni scorsi ha avviato i lavori di sfalcio e bonifica delle aree su cui avrebbero essere edificati i comparti rimasti sulla carta. Mentre per l’apertura dei cantieri si dovrà attendere l’inizio di ottobre con fine lavori prevista entro marzo 2016.

Rispetto alle volumetrie previste nel piano di recupero la lottizzazione si è fermata a metà. Per quel che resta servirà un nuovo tavolo di confronto con l’amministrazione comunale. Le previsioni, già rimodulate nel 2001, scontano il peso degli anni e gli effetti di uno scenario economico e immobiliare completamente ribaltato. Si annunciano dei sostanziali ridimensionamenti rispetto alle ambizioni del secolo scorso e per farlo sarà necessaria una variante urbanistica.

Nel progetto della Magona figurano oltre 180.000 metri cubi di volumi già esistenti da recuperare là dove si fabbricavano i mattoni. Un comparto organizzato in otto unità di cui solo la metà è stata realizzata, con più di uno stop nel percorso. Di fatto da dieci anni tutto è congelato. Oggi esiste il polo tecnologico, un centro direzionale e due unità residenziali, che insieme superano i 20.000 metri cubi. C’è anche una Residenza turistico alberghiera terminata, ma vuota e senza allacci. Mancano l’albergo da 23.000 metri cubi, l’area museale con sala convegni per un totale di 19.000 metri cubi, quella commerciale (15.000 metri cubi) e il residence (15.000 metri cubi).

Lo sviluppo del piano di recupero si è scontrato con il fallimento delle ditte costruttrici. Prima della Cecina Sviluppo Immobiliare di Righini, l’impresa che ha realizzato l’immobile del Polo e che poi è fallita. Poi i lavori sono ripartiti con l’architetto Nello Buti di Pontedera, con diverse società - Cecina città, Monna Lisa, Vittoria immobiliare - che portò avanti la parte residenziale. E prima di fallire realizzò anche la residenza turistico alberghiera acquistandola dal marchese Patrinieri Malaspina grazie a un prestito della Mercantile Leasing. Società che oggi detiene la proprietà dell’immobile vuoto.

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