Il dolore
Don Reno e le ragioni del Fials
Il presidente del comitato Pro ospedale e il sostegno al referendum
CECINA. «Si grida allo scandalo e alla illegalità se “altri cittadini” si premurano di servire la comunità per riparare il mal costume del sopruso tosco-rossiniano. Il sindacato esiste per la difesa della sanità pubblica, se poi all’interno della Asl tiene gli incontri con i suoi tesserati avrà pure il diritto a difenderci tutti senza distinzione come dovrebbero fare tutti gli altri sindacati, verso i quali mai una parola in contrario». Così don Reno Pisaneschi, presidente del Comitato Pro ospedale in merito alle polemiche a seguito del banchetto allestito dal sindacato Fials nell’atrio dell’ospedale di Cecina, non autorizzato dall’Azienda sanitaria. Il tutto nell’ambito della campagna a sostegno del referendum abrogativo della legge regionale sulla sanità.
«Ho firmato e chiamo a raccolta tutti i cittadini a fare altrettanto per fermare in tempo utile lo tsumani regionale – dice don Reno –. Se piove di quel che tuona, carissimi cecinesi il nostro ospedale non camperà molto con le strutture attuali. Il carciofo lo stanno finendo di pelare: ormai siamo al torsolo». Che rispolvera i motivi che portarono alla nascita del comitato Pro ospedale. «Quanti ci accusavano di allarmismo e di teppismo se fossero stati più previdenti potevamo subire meno danni – sostiene –. Tutti costoro dovrebbero ricordarsi che due rappresentanti del comitato Pro ospedale dopo la indimenticabile dimostrazione popolare insieme al sindaco Benedetti portarono in Regione un documento firmato dai dieci sindaci della Bassa Val di Cecina con dieci richieste a beneficio della struttura. Sappiate però che nonostante le nostre molteplici sollecitazioni mai nessun sindaco, neppure degli attuali, si è fatto carico di avere una risposta dalla Regione».
In veste di presidente del Comitato don Reno tira la volata alla raccolta di firme e lo fa con il ricorso a una metafora. «Il Comitato più di tanto non poteva fare con la forza da voi partecipata. Vi ringrazio ancora una volta con tutto il cuore di cittadino cecinese. “I responsabili”, a pugno chiuso come al tempo di Stalin, rispondono “Signor, sì“ richiesti da “Mosca fiorentina” perché non hanno il coraggio di lasciar la poltrona, opporsi e consegnare le chiavi. Cittadini, ne ho viste tante dal 1924 in poi! Ora strettamente uniti dobbiamo costruire la barricata del referendum per opporci a tutti i sistemi zaristi».
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